La decisione riguardo alla possibile concessione della libertà condizionata a Beniamino Zuncheddu, detenuto da oltre tre decenni per un tragico atto che ha visto la perdita di tre pastori a Sinnai nel 1991. Zuncheddu, che si è sempre dichiarato innocente, attende il verdetto del tribunale di sorveglianza di Cagliari, dove l’udienza si è conclusa senza un esito immediato. Il presidente del tribunale, Cristina Ornano, ha preferito prendere tempo per riflettere prima di emettere una decisione.
La routine quotidiana di Zuncheddu include il lavoro fuori dal carcere di Uta, un privilegio che gli permette di mantenere un legame con la vita esterna nonostante il regime carcerario. Nonostante la tensione, all’uscita dall’udienza, ha mantenuto un contegno riservato, limitandosi a condividere i suoi piani di ritorno al lavoro prima del rientro in cella.
Parallelamente, dimostrazioni di sostegno si sono manifestate a Burcei, la comunità natia di Zuncheddu, dove i cittadini hanno espresso la loro solidarietà. Tra i partecipanti, figure di spicco come Irene Testa, garante regionale per i detenuti, Maria Grazia Caligaris di Socialismo diritti e riforme, e il sindaco Simone Monni, insieme a personalità religiose e del mondo dello spettacolo.
Questo sostegno trasversale si estende anche al partito radicale, che vede in Zuncheddu una figura emblematica. Nel frattempo, si attende a Roma la possibile revisione del caso presso la corte d’appello, in seguito alle raccomandazioni dell’ex procuratrice generale di Cagliari, Francesca Nanni.
Nel rispetto del complesso lavoro dei giudici, gli avvocati Mauro Trudu e Irene Testa hanno scelto di non rilasciare dichiarazioni al termine dell’udienza, rimarcando la delicatezza del momento e l’importanza del riserbo in attesa della decisione finale.