Tra gennaio e agosto 2023 sono state 550 le gare per appalti di lavori pubblici in Sardegna, per un importo a base di gara pari a 1,9 miliardi di euro. Quantità in crescita del 40% e in valore del 95% rispetto al periodo corrispondente del 2022. In otto mesi è stato superato il valore, già definito da record storico, degli importi a base di gara promossi nel corso dei dodici mesi del 2022 (1,76 miliardi).
E questo nonostante la frenata, in estate, del numero di bandi e dei livelli di spesa. Tra luglio e agosto sono stati promossi nell’isola 54 bandi di gara per lavori pubblici per una cifra a base d’asta pari 246 milioni (a fronte delle 97 gare promosse nel periodo estivo 2022 quando l’importo in gara era pari a 273 milioni). Valori che corrispondono quasi a un dimezzamento della domanda (-44%) e ad una contrazione della spesa del 10%.
“Il quadro generale è ancora straordinariamente positivo – commentano Francesco Porcu e Antonello Mascia, rispettivamente segretario regionale della Cna Sardegna e presidente di Cna Costruzioni –, ma i dati più recenti mostrano alcuni segnali di allarme legati, è vero, a fattori contingenti, ovvero il necessario adeguamento delle stazioni appaltanti alle novità introdotte dal nuovo codice degli appalti. In particolare, alla qualificazione, richiesta per poter appaltare opere pubbliche di importo superiore a 500mila euro (e per acquistare beni e servizi sopra i 140mila euro), senza la quale non viene rilasciato il cig. Si tratta di un nuovo adempimento che richiederà del tempo per essere recepito, e che si aggiunge ad alcuni nodi critici, come quello dell’effettiva sostenibilità di progetti definiti in base a prezziari ben più bassi rispetto a quelli attuali, la difficoltà di reperimento di materiali e manodopera, la complessità attuativa dei progetti del Pnrr, con il carico della serrata tempistica prevista per non perdere le eccezionali opportunità di finanziamento. Tutti nodi che risultano particolarmente gravosi per i soggetti meno strutturati”.