Il recente report sulla “Mobilità Sanitaria” della Fondazione Gimbe rivela che i pazienti sardi spendono 86,5 milioni di euro all’anno per cure mediche al di fuori della regione. Sebbene la Sardegna riesca ad attirare prestazioni sanitarie dall’esterno, con un’afflusso di pazienti che genera 22 milioni di euro all’anno, il bilancio complessivo mostra un saldo negativo di quasi 65 milioni di euro. Questo pone la Sardegna nella categoria di “saldo negativo moderato”, insieme ad alcune altre regioni italiane.
In particolare, le regioni con saldi negativi più rilevanti includono Abruzzo (108 milioni di euro) e Calabria (oltre 282 milioni di euro). La Sardegna, con un saldo negativo di quasi 65 milioni di euro, si colloca nella fascia di “saldo negativo moderato” insieme a Umbria, Marche, Liguria e Basilicata.
Il rapporto mette in luce come la “mobilità sanitaria” costi al singolo residente sardo poco più di cinquanta euro all’anno, se si divide la spesa totale per il numero degli abitanti. Tuttavia, considerando la mobilità “attiva” in cui i pazienti sardi ricevono cure fuori dalla regione, il saldo è ancora negativo, con una perdita di circa quaranta euro pro capite.
Il rapporto evidenzia che solo il 16,4% di chi arriva in Sardegna da altre regioni si rivolge a strutture private per erogazione di ricoveri e prestazioni specialistiche. Questo dato si discosta significativamente da regioni come Molise, Puglia, Lombardia e Lazio, che registrano percentuali di utilizzo delle strutture private molto più elevate.