La Sardegna, vista dal satellite, appare ormai come un’ombra di ciò che era vent’anni fa. Le foreste si sono progressivamente ritirate, sostituite da distese di terreno secco e bruciato, specialmente nelle pianure del Campidano e dell’Oristanese. Il verde brillante che un tempo caratterizzava l’isola ha lasciato spazio a toni di giallo e rame, riflettendo l’effetto devastante della siccità e degli attacchi dei parassiti. Tra questi, il fungo “Phytophthora cinnamomi” è particolarmente dannoso, attaccando le radici delle piante e portandole rapidamente alla morte, con una diffusione che desta sempre maggior preoccupazione.
La Giunta regionale ha recentemente riconosciuto la gravità della situazione, descrivendo il fenomeno di disseccamento e deperimento delle foreste sarde come un’emergenza di proporzioni allarmanti. Di fronte a questa crisi, sono stati pianificati interventi per cercare di contenere i danni e preservare ciò che resta del patrimonio forestale dell’isola.
La situazione è ulteriormente aggravata dalla siccità persistente che affligge la Sardegna. Nonostante i temporali di agosto abbiano portato qualche sollievo, l’acqua raccolta nei bacini idrici è stata scarsa. Secondo i dati forniti da Enas, l’ente che gestisce la maggior parte delle infrastrutture idriche dell’isola, il 29 agosto 2024, i bacini sardi contenevano solo 642 milioni di metri cubi d’acqua, pari a un riempimento del 44% della capacità totale, ben al di sotto del livello necessario per affrontare con sicurezza il periodo secco.
L’impatto di questa situazione è visibile non solo nelle foreste, ma anche nell’agricoltura e nell’economia locale, che dipendono fortemente dall’accesso all’acqua e da un ambiente sano. Con l’emergenza idrica che si fa sempre più pressante, la Sardegna si trova di fronte a sfide enormi per garantire la sostenibilità del suo territorio e la protezione delle sue risorse naturali.