La Sardegna sta affrontando una grave emergenza idrica, con i livelli delle riserve d’acqua che continuano a diminuire drasticamente. Gli ultimi dati evidenziano una situazione allarmante: negli invasi dell’Isola ci sono solo 805,37 milioni di metri cubi d’acqua, pari al 44,15% della loro capacità. Rispetto al mese scorso, la situazione è peggiorata con una perdita di 110,43 milioni di metri cubi, quando la capienza era al 50,21%.
Il boom turistico estivo ha accentuato il problema. I consumi d’acqua sono aumentati significativamente, con un consumo giornaliero di oltre 3,5 milioni di metri cubi. Continuando di questo passo, le risorse idriche si esaurirebbero entro 230 giorni, un’ipotesi che rende necessarie restrizioni preventive per evitare un disastro.
Il confronto con gli anni precedenti sottolinea la gravità della situazione. Alla fine di agosto del 2022, gli invasi sardi contenevano 1134,16 milioni di metri cubi d’acqua, con una capienza del 62,18%. Solo un anno prima, nel 2021, il dato era di poco inferiore, con 1117 milioni di metri cubi. Dieci anni fa, nel 2014, si registravano oltre 1200 milioni di metri cubi, e se si torna indietro di 15 anni, nel 2009, i livelli idrici erano a 1385 milioni di metri cubi, ovvero 580 milioni in più rispetto ad oggi.
La situazione attuale è devastante, e l’Autorità di bacino ha avvertito della necessità di misure urgenti per gestire questa crisi. Con l’autunno e l’inverno alle porte, la speranza è riposta nelle precipitazioni, ma la mancanza di certezze sul meteo impone cautela. Se le piogge non saranno sufficienti, la Sardegna potrebbe affrontare restrizioni significative e conseguenze pesanti per l’agricoltura, l’industria e l’approvvigionamento idrico domestico.