Attimi di tensione al Palazzo di Giustizia, quando un uomo, entrato nell’edificio come un normale cittadino, ha iniziato a cercare l’ufficio della giudice davanti alla quale era comparso in passato come imputato. Una volta individuata la porta del magistrato, ha iniziato a farfugliare frasi senza senso, cercando di ottenere un incontro diretto.
L’intervento delle forze dell’ordine
L’atteggiamento sospetto non è passato inosservato ai cancellieri e ai funzionari del Tribunale, che hanno immediatamente dato l’allarme. Un maresciallo della Guardia di Finanza, senza ricorrere alla forza, ha convinto l’uomo a seguirlo negli uffici della Sezione di polizia giudiziaria, dove è stato identificato.
Nonostante il suo stato di agitazione, il militare è riuscito a persuaderlo a lasciare il Palazzo di Giustizia, evitando che la situazione degenerasse. Nel frattempo, un carabiniere in servizio all’ingresso ha controllato che il soggetto non facesse ritorno e ha provveduto a scortare la giudice, garantendone la sicurezza.
Un fenomeno non isolato
Non è la prima volta che persone in stato di agitazione o con disturbi psichici cercano un contatto diretto con magistrati o pubblici ministeri. Tuttavia, grazie alla prontezza dell’intervento dei militari presenti, l’episodio si è risolto senza conseguenze.
L’episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza nei tribunali e sulla necessità di controlli sempre più rigorosi per prevenire situazioni potenzialmente pericolose.