Pecorino Romano DOP a rischio: le preoccupazioni per i dazi statunitensi

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La minaccia di dazi sull’export di Pecorino Romano DOP negli Stati Uniti ha destato preoccupazione in Sardegna, uno dei principali produttori di questo formaggio che rappresenta un simbolo dell’agroalimentare isolano. Con esportazioni che superano i 150 milioni di euro l’anno, quasi la metà della produzione complessiva del Pecorino Romano, i pesanti dazi annunciati dall’amministrazione statunitense rischiano di avere un impatto devastante sul settore. Sebbene il Pecorino Romano sia prodotto anche nel Lazio e nella provincia di Grosseto, la sua connessione con la Sardegna è indissolubile, facendo crescere le preoccupazioni per la zootecnia e l’economia regionale.

Il presidente della Copagri Sardegna, Giuseppe Patteri, ha sottolineato l’importanza di non cedere al panico in attesa che le minacce diventino effettivamente misure concrete. “È fondamentale evitare allarmismi finché le dichiarazioni non si trasformeranno in azioni reali”, ha dichiarato Patteri, facendo notare che, pur in presenza di una situazione di mercato favorevole, le oscillazioni dei prezzi potrebbero essere influenzate da dinamiche esterne non sempre giustificate.

Un danno stimato di 50 milioni di euro

La zootecnia sarda, infatti, potrebbe subire un impatto considerevole, con un danno economico per il solo Pecorino Romano che potrebbe arrivare a 50 milioni di euro. Tuttavia, come evidenziato dal presidente Patteri, la quotazione attuale del formaggio è stabile, al di sopra dei 12 euro al chilo, e segue le naturali fluttuazioni di mercato. Questo fa intendere che, al momento, non ci sono segni preoccupanti che giustifichino una reazione affrettata.

Il precedente di Trump e la necessità di prudenza

In passato, durante la presidenza di Donald Trump, l’Italia aveva affrontato minacce simili, con l’introduzione di dazi sull’export, che alla fine si rivelarono infondati e non si tradussero in misure concrete. Anche oggi, il direttore della Copagri Sardegna, Mario Putzolu, invita alla prudenza. Secondo lui, la situazione attuale è legata a trattative politiche internazionali, dove i dazi sono solo uno strumento nel gioco delle parti tra le grandi potenze. Per tale motivo, Putzolu suggerisce di non farsi influenzare da timori non giustificati, visto che una politica protezionista potrebbe danneggiare anche gli Stati Uniti stessi, con il rischio di una forte inflazione e di conseguenze negative per l’economia statunitense.

Le implicazioni per l’economia globale e l’equilibrio nel WTO

Putzolu sottolinea che l’imposizione di dazi, in un contesto di economia globalizzata, rappresenta una doppia minaccia, non solo per i produttori italiani, ma anche per l’economia statunitense, che potrebbe affrontare un aumento dei costi e una contrazione dei consumi. L’auspicio, dunque, è che si raggiunga un equilibrio nelle trattative internazionali, magari con il coinvolgimento del WTO, per garantire condizioni stabili sui mercati globali, dove il settore agroalimentare è una delle componenti più fragili.

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