Nel 2035 la Sardegna avrà 148mila abitanti in età lavorativa in meno, Cagliari fa poco peggio

Le proiezioni della Cgia di Mestre proseguendo con questo trend demografico ed i problemi anche economici

Tra dieci anni la Sardegna avrà quasi 148mila abitanti in meno di età compresa tra 15 e 64 anni. Perdendo il 15% della propria forza lavoro. Il dato peggiore tra le regioni italiane secondo le stime fatte dal Centro studi della Cgia di Mestre qualora l’andamento demografico non dovesse cambiare.

La situazione in Italia

Il doppio della media italiana, che è del 7,8%, comunque molto rilevante. Procedendo con questo andamento demografico, l’Italia nel 2025 avrà 2,9 milioni di potenziali lavoratori in meno. Un trend comune a tutte le zone del Paese, ma con percentuali molto diverse. Nel Nord Ovest, infatti, si attende un calo del 4,5%, che nel Nord Est sale al 5,3%. Nel Centro la perdita di popolazione in età lavorativa sarà del 7,1% rispetto all’attuale. Crollo nel Mezzogiorno: oltre un milione e mezzo di popolazione in meno tra 15 e 64 anni, -12,2%.

I dati in Sardegna

Le province sarde si trovano ai primi posti di questa non invidiabile classifica. Nuoro è la provincia italiana che perderà percentualmente la parte più rilevante di potenziale forza lavoro: -17,9%, pari ad una perdita di 21.530 abitanti in questa fascia di età.

Segue il Sud Sardegna con 35.623 abitanti in meno (-17,7%). Tra le prime posizioni anche Oristano, sesta, con una perdita del 17% e Sassari, 12esima, con -13,6%.

Male anche la provincia di Cagliari, 19esima, con una perdita del 12,8% di popolazione in età lavorativa. I residenti di età compresa tra 15 e 64 anni, procedendo con questo trend, passeranno infatti dagli attuali 268.562 a 234.079 nel 2035, con una perdita di 34.483 persone in questa fascia.

Problemi anche per le imprese

La Cgia di Mestre evidenzia come nei prossimi anni le imprese siano destinate a subire dei contraccolpi molto preoccupanti.
Con difficoltà accresciute nel reperire giovani lavoratori da inserire nelle aziende artigiane, commerciali o industriali. Tanto più che non esistono misure efficaci in grado di modificare questa tendenza in tempi ragionevolmente brevi.

Inoltre, viene sottolineato, nemmeno il ricorso alla manodopera straniera potrà risolvere completamente la situazione. Di conseguenza, dobbiamo prepararci a un progressivo rallentamento del Pil, soprattutto nelle regioni e nelle province con un maggior calo demografico. A meno che le nuove tecnologie non determinino un radicale cambiamento dei processi produttivi.

 

 

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