La Sardegna registra un incremento di 66 milioni di metri cubi d’acqua negli invasi rispetto a un mese fa, ma la crisi idrica non è affatto risolta. Le aree del Campidano e della Nurra continuano a soffrire pesanti limitazioni sull’uso dell’acqua per scopi agricoli, con tagli all’irrigazione che mettono a rischio interi raccolti.
L’allarme arriva da Coldiretti, che denuncia danni stimati per oltre 40 milioni di euro a causa della riduzione delle forniture idriche alle campagne. Una situazione che colpisce duramente le aziende agricole locali, già provate da una stagione segnata da irregolarità climatiche e costi di produzione crescenti.
In miglioramento la condizione dei bacini in Ogliastra, dove l’accumulo d’acqua ha superato le attese stagionali. Tuttavia, anche qui non mancano le contraddizioni: a Baunei la principale condotta idrica è fuori uso, lasciando parte del territorio privo di una distribuzione regolare nonostante le risorse disponibili.
Il paradosso evidenzia un problema strutturale nella rete idrica sarda, incapace di garantire un approvvigionamento omogeneo nonostante i segnali di ripresa degli invasi. Le disfunzioni nella gestione delle infrastrutture aggravano una crisi idrica che non è solo quantitativa, ma anche organizzativa e logistica.
L’irrigazione razionata sta già compromettendo le produzioni stagionali, in particolare nei settori ortofrutticolo e cerealicolo. La preoccupazione degli agricoltori cresce anche in vista dell’estate, quando i consumi aumentano e le risorse potrebbero nuovamente calare.
Le istituzioni regionali sono chiamate a intervenire rapidamente, sia per la manutenzione e il ripristino delle condotte danneggiate, sia per la riorganizzazione dei piani di distribuzione idrica. Coldiretti chiede azioni concrete per evitare il collasso del comparto agricolo, che rappresenta una fetta significativa dell’economia e dell’identità sarda.