Promesse false sui fondi UE: truffa sul fotovoltaico da oltre 700mila euro in Sardegna

Sequestrati beni di lusso a imprenditori cagliaritani accusati di aver truffato centinaia di clienti con rimborsi inesistenti

fisco

Promettevano rimborsi fino al 100% della spesa per impianti fotovoltaici grazie a fondi europei e incentivi statali, ma si trattava di una truffa ben orchestrata che ha coinvolto almeno quattro società con sede a Cagliari. L’indagine, avviata nel 2019 dalla Procura del capoluogo sardo, ha portato al sequestro di beni per un valore complessivo di 744mila euro, tra cui figurano una Porsche Cayenne, una Ferrari F151, immobili, conti correnti e altri beni riconducibili agli indagati.

Secondo gli investigatori, tra il 2018 e il 2021 i titolari delle aziende avrebbero diffuso in tutta l’Isola offerte ingannevoli, sostenendo che i clienti, una volta installati i pannelli solari, avrebbero ricevuto rapidamente l’85% della spesa tramite fondi comunitari, e il restante 15% sotto forma di incentivi da parte del GSE e dell’Enea. In realtà nessun rimborso è mai arrivato, lasciando molti utenti a fronteggiare ingenti esborsi senza alcun ritorno economico.

La Procura contesta agli indagati i reati di associazione a delinquere, truffa aggravata e autoriciclaggio. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Guido Pani, hanno preso corpo a seguito di informative trasmesse da diverse forze dell’ordine – Carabinieri, Guardia di Finanza e Squadra Mobile – provenienti da numerose località della Sardegna, tra cui Cagliari, Sinnai, Arbus e Arbatax.

Nel mirino dell’inchiesta sono finite le operazioni di installazione e promozione commerciale delle società coinvolte, che avrebbero messo in atto un sistema articolato di raggiri, proponendo agevolazioni mai realmente accessibili, sfruttando la fiducia di famiglie e imprese attratte dalla possibilità di un forte risparmio energetico ed economico.

Il sequestro preventivo, disposto dal giudice su richiesta della Procura, è finalizzato alla confisca dei beni e rappresenta il primo passo di una più ampia azione giudiziaria. Resta ora da chiarire l’effettiva entità del danno subito dai clienti truffati e se il sistema fosse radicato oltre il territorio regionale.

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