“Sul nucleare non bisogna essere ideologici”, ha dichiarato Alessandra Todde, presidente della Regione Sardegna, intervenendo quest’oggi al Festival delle Regioni a Venezia. Un messaggio chiaro e pragmatico quello lanciato sul palco, che affronta direttamente uno dei temi più divisivi del dibattito energetico nazionale. Todde ha sottolineato la necessità di un approccio realistico e differenziato, capace di considerare le specificità territoriali: “È importante riuscire a capire ogni regione cosa deve fare”.
L’attenzione della presidente si è poi concentrata sulla situazione energetica dell’isola: un piano energetico regionale vecchio di dieci anni, due centrali a carbone attive, un notevole investimento nelle rinnovabili e un eolico ancora sottoutilizzato. Davanti a questa fotografia, Todde ha ribadito la volontà di usare tutte le leve disponibili per aumentare la competitività della Sardegna, incluso il gas come fonte di transizione, e un’apertura condizionata al nucleare.
“Vogliamo un nucleare pulito, ma la gestione delle scorie e le tecnologie restano punti critici”, ha precisato. Se da un lato ci sarebbe una chiusura nei confronti delle tecnologie esistenti, dall’altro non ci sarebbero preclusioni verso soluzioni innovative in grado di affrontare in modo efficace le problematiche legate allo smaltimento dei rifiuti radioattivi.
Nel corso del suo intervento, la presidente ha parlato anche dell’ambizioso progetto dell’Einstein Telescope (ET), l’infrastruttura scientifica candidata a essere costruita in Sardegna, nella miniera dismessa di Sos Enattos. “Stiamo investendo come se l’ET fosse già realtà”, ha dichiarato, illustrando l’impegno regionale per rendere il territorio pronto ad accogliere una comunità scientifica internazionale.
L’obiettivo, ha spiegato, è quello di creare le condizioni per una rinascita sociale ed economica dell’area, attraverso servizi, infrastrutture moderne, trasporti efficienti, scuole tecnologicamente attrezzate e accesso al credito per la nascita di nuove imprese.
Il progetto, definito “unico al mondo”, ha già attirato dieci manifestazioni di interesse da università americane, cinesi e giapponesi, confermando l’attrattività della Sardegna come polo di innovazione e ricerca.
Sul fronte finanziario, Todde ha rivendicato la centralità della Regione Sardegna nel percorso di candidatura italiana, sottolineando la piena sinergia con il Ministero dell’Università e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Il progetto può già contare su 350 milioni di euro di fondi regionali e 900 milioni da parte del Governo, destinati all’avvio delle opere infrastrutturali, a prescindere dall’esito della selezione ufficiale attesa per il 2026.
“Stiamo ragionando come se l’ET già ci fosse – ha affermato – perché le infrastrutture che costruiremo resteranno comunque a disposizione del territorio”.