Cagliari, estate 2025. I cittadini protestano contro i costi elevati della Tari e dei parcheggi a pagamento, in un clima di crescente malcontento che coinvolge sempre più residenti. La Tari, la tassa sui rifiuti urbani, non è diminuita, come molti si aspettavano dopo le promesse elettorali e i trasferimenti milionari ricevuti dalla Regione. Al contrario, le tariffe sono rimaste invariate, suscitando forti critiche soprattutto per la scarsa qualità del servizio di raccolta rifiuti, giudicato insufficiente da larga parte della popolazione.
Le lamentele riguardano cumuli di spazzatura visibili già dal pomeriggio precedente al turno previsto, marciapiedi sporchi e criticità nella raccolta differenziata, mentre le bollette continuano ad aumentare. Il sindaco Massimo Zedda ha dichiarato che non esistono margini per una riduzione, a causa dei vincoli di bilancio. Una spiegazione che non convince però molti contribuenti, che si aspettavano un taglio della Tari dopo i fondi regionali erogati anche nell’ottica di un patto politico stretto in occasione delle elezioni regionali.
Ma non è solo la Tari a far infuriare i cagliaritani. Anche i parcheggi a pagamento nella zona del Poetto sono finiti nel mirino delle polemiche. Con tariffe fissate a 14 euro al giorno, una famiglia che volesse trascorrere dieci giorni al mare potrebbe arrivare a spendere fino a 140 euro solo per la sosta dell’auto, e oltre 400 euro per un mese intero. Il Comune difende la scelta, sottolineando che la maggior parte dei parcheggi lungo il litorale è gratuita, ma nella realtà, spiegano i residenti, i posti liberi sono distanti dalle spiagge, difficilmente utilizzabili da anziani, famiglie con bambini o persone con difficoltà motorie, soprattutto con temperature estive che sfiorano i 40 gradi.
Il risultato è duplice: parcheggi a pagamento spesso semivuoti, che non generano gli incassi previsti, e cittadini che si sentono “salassati” e abbandonati, in una città dove i servizi pubblici non rispondono alla pressione fiscale imposta. L’opposizione parla di una “gestione miope” che ignora il disagio reale dei cittadini e penalizza ulteriormente le fasce più deboli della popolazione.
Nel frattempo, le proteste continuano a montare, sia nelle assemblee di quartiere che attraverso i canali social, dove le immagini di sacchetti abbandonati, cestini traboccanti e parcheggi vuoti si moltiplicano giorno dopo giorno.