Regione Sardegna, consulenze per quasi 3 milioni: bufera politica sulla giunta Todde

Programmata una spesa triennale per incarichi esterni: l'opposizione parla di “poltronificio” e solleva dubbi sulla trasparenza istituzionale

La Giunta regionale della Sardegna, guidata dalla presidente Alessandra Todde, ha approvato una delibera che prevede quasi 2,9 milioni di euro in consulenze da qui al 2026. La decisione, assunta lo scorso 18 giugno, rappresenta un cambio di rotta significativo rispetto al passato: salta il tetto massimo annuo precedentemente imposto alle spese per incarichi esterni – limite fissato prima a 436 mila euro, poi aumentato a 540 mila nel 2021.

Il nuovo piano prevede 873 mila euro già per il 2024 e un milione all’anno per il 2025 e il 2026, con una motivazione ufficiale ben precisa: «tenendo conto delle specifiche ed elevate professionalità necessarie per l’espletamento delle funzioni prioritarie individuate dalla Giunta regionale e della carenza o insufficienza delle medesime professionalità nell’organico del sistema Regione».

Gli incarichi programmati sono molteplici e toccano ambiti strategici e delicati:

  • 100 mila euro destinati a un esperto per la riduzione della partecipazione regionale in Abbanoa, società che gestisce il servizio idrico integrato.

  • 280 mila euro complessivi per due consulenti a supporto del Pnrr regionale e del Fondo Sviluppo e Coesione.

  • 70 mila euro per l’analisi finanziaria e contabile della società Janna, attiva nella gestione delle infrastrutture digitali.

  • 40 mila euro per un incarico relativo alla riforma della normativa sull’edilizia residenziale pubblica.

  • Oltre 70 mila euro per un professionista che segua la vertenza fiscale con lo Stato.

  • 280 mila euro per due consulenze legislative legate alla stesura della legge statutaria e della nuova legge elettorale regionale.

Scoppia la polemica politica, con il consigliere d’opposizione Alessandro Sorgia (centrodestra) che attacca duramente la Giunta: «Altro che sobrietà e trasparenza. È l’ennesima infornata di incarichi esterni che si somma a uno staff gonfiato e gestito con logiche opache». L’accusa più pesante riguarda il fatto che l’affidamento della redazione delle nuove norme istituzionali – Statuto e legge elettorale – sia stato delegato a professionisti esterni, senza alcun confronto preliminare con il Consiglio regionale, né con i cittadini sardi.

«Si tratta di norme fondamentali», ha sottolineato Sorgia, «e affidarne la scrittura a tecnici retribuiti, senza passaggi pubblici o istituzionali, rappresenta un atto grave sul piano democratico». Il consigliere parla apertamente di «poltronificio istituzionalizzato» e chiede che il Consiglio riprenda il suo ruolo centrale nelle scelte strategiche della Regione.

La Giunta Todde non ha ancora replicato ufficialmente alle critiche, ma nella delibera si ribadisce l’urgenza di ricorrere a competenze specialistiche non disponibili negli uffici dell’amministrazione. Resta il nodo politico: quanto spazio deve essere concesso ai consulenti esterni nella scrittura delle regole fondamentali della vita istituzionale sarda?

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