La marcia delle pietre parlanti, parte da Santa Cristina la protesta per l’eolico in terra sarda

Da Paulilatino a Barumini, cammino di identità e resistenza contro l'assalto delle multinazionali

Un cammino lungo e simbolico per difendere l’identità e il territorio della Sardegna. La chiamano “La marcia delle Pietre parlanti”, ed è più di una semplice protesta: è un atto di resistenza civile contro l’assalto delle multinazionali dell’energia, accusate di sfruttare il tema delle rinnovabili per colonizzare la terra sarda.

Il Presidio permanente del Popolo sardo, organizzatore dell’iniziativa, ha dato avvio alla marcia domenica 30 giugno dal Pozzo sacro di Santa Cristina, con l’obiettivo di concludere il cammino a Barumini il 18 luglio. Una marcia che attraversa luoghi simbolici e storici dell’isola, carichi di valore culturale e identitario.

Il ritrovo è fissato per le 7 del mattino presso il sito archeologico di Santa Cristina, mentre la partenza ufficiale è prevista per le 7.30, con la prima tappa in direzione Bauladu. Dopo la pausa pranzo, intorno alle 16.30 la marcia riprende, passando ai margini dei territori di Tramatza, Zeddiani e Siamanna, senza attraversare i centri abitati. L’arrivo a Massama è previsto per le 19.30, mentre la prima giornata si chiuderà a Nuraxinieddu alle 20.

Il giorno seguente, martedì 1° luglio, la marcia riparte alle 7 dall’Istituto Don Deodato Meloni verso il centro storico di Oristano, con una sosta in piazza Eleonora intorno alle 9. Si prosegue poi verso Santa Giusta, con arrivo pomeridiano previsto a Palmas Arborea alle 18.30, e infine a Tiria alle 20, per la conclusione della seconda tappa.

La manifestazione si preannuncia pacifica ma determinata, sostenuta da una rete di cittadini, attivisti e realtà locali che rivendicano il diritto a decidere il futuro della propria terra. Il timore è che il processo di transizione ecologica venga sfruttato per impianti industriali impattanti sul paesaggio e sull’economia locale, senza reale beneficio per le comunità.

Lo slogan è chiaro: “La Sardegna non è in vendita”, e l’idea della marcia è quella di unire simbolicamente passato, presente e futuro, attraversando territori storici, nuraghi, pozzi sacri e paesi che incarnano la memoria e la voce di un popolo che vuole essere protagonista delle proprie scelte.

Il cammino proseguirà nei prossimi giorni, coinvolgendo sempre più partecipanti e realtà del territorio, fino alla conclusione a Barumini, simbolo del patrimonio archeologico sardo, dove è previsto un grande momento collettivo di riflessione e rivendicazione.

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