La Prefettura di Cagliari ha ufficialmente segnalato una situazione critica all’interno del Poligono militare di Teulada, dichiarando interdetta una vasta area del sito per motivi legati a rischi ambientali e sanitari. La comunicazione, firmata dal vice prefetto Vicario, è stata indirizzata alle istituzioni competenti, tra cui i Comuni di Teulada e Sant’Anna Arresi, coinvolti direttamente nel monitoraggio e nella gestione del territorio.
Le aree colpite risultano talmente compromesse da non essere accessibili nemmeno ai militari, a causa dell’elevato livello di contaminazione rilevato. L’inquinamento, secondo quanto emerso, ha raggiunto concentrazioni oltre i limiti normativi, determinando anche l’impossibilità per gli allevatori di utilizzare i pascoli interni alla zona militare. Centinaia di capi di bestiame sono stati costretti allo spostamento, con conseguenti ricadute sul settore agro-pastorale locale.
A diffondere pubblicamente il contenuto della comunicazione è stato Mauro Pili, ex presidente della Regione Sardegna, che ha pubblicato sui social immagini e dettagli del provvedimento, definendolo una conferma delle denunce avanzate da oltre quindici anni. Pili ha evidenziato come i primi segnali di contaminazione fossero stati documentati già più di dieci anni fa, e accusa le autorità di aver tentato per anni di minimizzare o occultare la gravità della situazione ambientale.
Secondo quanto riportato, l’avviso della Prefettura rappresenterebbe la prova ufficiale del superamento delle concentrazioni massime ammissibili di inquinanti, in particolare all’interno dell’area permanente del Poligono. Una questione che, ora, assume un peso istituzionale e tecnico più marcato, aprendo la strada a nuove richieste di bonifica, controllo e revisione delle attività militari nella zona.
La segnalazione della Prefettura arriva in un contesto già segnato da anni di tensioni tra comunità locali, enti ambientali e autorità militari, e potrebbe riaccendere il dibattito politico e sociale sull’utilizzo dei poligoni in Sardegna, in particolare nelle aree ad alto valore naturalistico o agricolo.
Le amministrazioni comunali interessate attendono ora chiarimenti formali sui provvedimenti da adottare e sull’eventuale coinvolgimento di enti tecnici e sanitari per una valutazione più ampia dei danni ambientali e della sicurezza pubblica.