Punta Molentis in fiamme, ma il cartello resta intatto: scoppia la polemica

Il rogo ha distrutto la spiaggia di Villasimius, ma un cartello di divieto di sosta apparentemente illeso scatena dubbi, sospetti e accuse sui social

Dopo l’incendio che ha incenerito Punta Molentis, una delle spiagge più celebri di Villasimius, si è acceso un acceso dibattito attorno a un dettaglio insolito: un cartello di divieto di sosta con rimozione forzata, rimasto perfettamente integro in mezzo al paesaggio devastato dalle fiamme. La sua presenza solleva interrogativi e alimenta sospetti sull’effettiva gestione dell’area da parte del Comune e della società partecipata “Villasimius”, che ne cura la gestione operativa.

Molti utenti sui social si chiedono se quel segnale fosse realmente presente prima del rogo o se sia stato installato in seguito, ipotizzando addirittura un tentativo di depistaggio o copertura di responsabilità. La perplessità nasce dal fatto che, se davvero l’area fosse stata soggetta a divieto di sosta con rimozione, non si comprenderebbe il motivo per cui si facesse comunque pagare agli automobilisti il parcheggio in quella zona.

Il paradosso appare ancora più evidente considerando che la zona, interamente andata a fuoco, era parte integrante di un sistema di parcheggio a pagamento, con tariffe di 10 euro al giorno per le auto (ridotte a 6 euro dopo le 16) e 5 euro per le moto (3 euro nel pomeriggio). Inoltre, l’accesso alla spiaggia comportava un ulteriore contributo di 1 euro a persona, esclusi i bambini sotto i sei anni.

Il business legato a Punta Molentis era imponente, con una media di 200 posti auto disponibili e un’affluenza elevatissima nei mesi di alta stagione. Le stime parlano di ricavi giornalieri superiori ai 2.600 euro nei periodi di massimo afflusso, con un totale potenziale superiore ai 250-300mila euro per l’intera stagione turistica.

Ma proprio alla luce di questi numeri, esplode la polemica sulla gestione della sicurezza. Numerosi commentatori segnalano l’assenza di misure antincendio efficaci: poche risorse destinate al personale di sorveglianza, assenza di barriere tagliafuoco, sistemi d’allerta o presìdi per intervenire tempestivamente in caso di emergenza. Un dato allarmante se si considera che l’area, ricca di macchia mediterranea e soggetta a forti venti estivi, è notoriamente a rischio incendi.

C’è anche chi suggerisce che le auto immortalate nelle immagini siano state spostate dai proprietari per fuggire alle fiamme, e che il cartello in questione si trovi in una zona diversa da quella originariamente a pagamento. Ma l’effetto virale delle immagini ha già contribuito a diffondere un clima di sfiducia e sospetto, con richieste sempre più pressanti di trasparenza da parte della cittadinanza e delle associazioni ambientaliste.

Le indagini sulle cause dell’incendio sono ancora in corso, così come la ricerca di eventuali responsabili. Ma ora l’attenzione si sposta anche su quello che poteva essere fatto per prevenire una catastrofe ambientale e turistica in una delle località più redditizie e amate della Sardegna.

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