Sono scene di disagio e disorganizzazione quelle raccontate dai familiari di Claudio Lazzaro, giornalista 80enne morto il 29 luglio all’ospedale Businco di Cagliari, dopo un ricovero durato sei giorni. Flebo idratanti non somministrate, ossigeno rimosso prematuramente, personale confuso, medici introvabili. È su questi elementi che si concentra la denuncia presentata dalle figlie Diana e Gaia, secondo cui una condotta sanitaria inadeguata avrebbe potuto contribuire al decesso dell’ex cronista.
La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e disposto un’autopsia sulla salma dell’uomo. Il pubblico ministero Giangiacomo Pilia ha iscritto nel registro degli indagati il medico del Day Hospital che aveva preso in carico Lazzaro al momento del ricovero, un atto tecnico che consente la partecipazione agli accertamenti medico-legali, compresa la nomina di un consulente di parte.
Secondo quanto riportato nell’esposto di sei pagine, firmato dall’avvocata Alessia Sangiorgio, Lazzaro – già affetto da un tumore alla prostata – si era recato al Businco il 22 luglio scorso, in seguito a un peggioramento delle sue condizioni. Il giornalista, in cura al Gemelli di Roma, si trovava in Sardegna per trascorrere l’estate nella sua casa di Chia e completare il ciclo di chemioterapia presso l’ospedale cagliaritano.
Il racconto delle figlie evidenzia una lunga serie di presunte mancanze nel trattamento del paziente: flebo lasciate piene sul tavolo, farmaci non somministrati, difficoltà nel ricevere informazioni dal personale medico e atteggiamenti di scarsa disponibilità. In particolare, viene citato un episodio in cui Lazzaro tentava di chiedere aiuto senza riuscire a raggiungere il telecomando, posizionato fuori dalla sua portata. Inoltre, si fa riferimento a infermieri confusi e poco aggiornati, fino al rifiuto da parte di una professionista di sollevare il paziente per ragioni fisiche.
Il 29 luglio, alle 18:31, arriva la telefonata dell’ospedale: Claudio Lazzaro è morto. Le figlie parlano di un possibile collasso renale dovuto a disidratazione, ma solo gli esiti dell’autopsia potranno chiarire le cause esatte. Il giorno successivo, il medico indagato ha scritto una mail ai familiari: «Ho purtroppo appreso dell’evoluzione del papà. Sono disponibile per un colloquio». Il suo legale, Gianluca Aste, ha dichiarato di non conoscere i dettagli della denuncia e ha ritenuto prematuro ogni giudizio, escludendo comunque responsabilità da parte del proprio assistito.
Claudio Lazzaro era un volto noto del giornalismo italiano. Aveva iniziato all’Europeo, collaborando anche con Oriana Fallaci, per poi approdare al Corriere della Sera, dove si era occupato di cronaca e politica estera. Nel 2005 aveva lasciato il quotidiano per dedicarsi al cinema documentario. Il sito Professione Reporter lo ha descritto come “antifascista, film-maker, giornalista meticoloso”. La figlia Diana lo ricorda così: “Se si fosse trovato davanti a un caso come quello della sua morte, avrebbe fatto mille domande”.
L’inchiesta è appena iniziata, ma il caso riaccende i riflettori sulla qualità dell’assistenza ospedaliera e sui diritti dei pazienti in situazioni di fragilità. Le autorità sanitarie restano in attesa dei risultati degli esami autoptici, mentre i familiari cercano risposte.