Orgosolo, via libera alle cave per completare la diga di Cumbidanovu

La Giunta regionale approva l’attività estrattiva temporanea: 2,46 milioni di euro per fornire i materiali indispensabili alla realizzazione dello sbarramento sull’Alto Cedrino

La Giunta regionale della Sardegna, su proposta dell’assessora alla Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi, ha dato il via libera alla coltivazione di due cave a Orgosolo, funzionali alla ripresa dei lavori della diga di Cumbidanovu. L’intervento, dal valore complessivo di 2,46 milioni di euro finanziati dalla Regione, consentirà l’estrazione dei materiali necessari per la produzione di calcestruzzo e per le opere accessorie dello sbarramento.

Le cave avranno carattere esclusivamente temporaneo, poiché sono situate in aree che, una volta ultimato l’invaso, verranno sommerse dall’acqua. Una scelta strategica, che consente di approvvigionarsi in loco delle risorse indispensabili senza incidere su altre zone del territorio.

Con questo atto diamo finalmente il via libera alla ripresa dei lavori della diga di Cumbidanovu, un’opera attesa da oltre trent’anni – ha dichiarato l’assessora Laconi –. Autorizzare le cave significa mettere a disposizione i materiali necessari per completare lo sbarramento e, allo stesso tempo, creare spazi che diventeranno parte integrante del futuro bacino. L’obiettivo è garantire al territorio una risorsa vitale per agricoltura, sicurezza idrica e sviluppo economico”.

La diga, progettata negli anni Settanta e avviata nel 1989, ha vissuto numerosi stop, l’ultimo nel 2013 con la distruzione del cantiere provocata dal ciclone Cleopatra. Con il nuovo provvedimento, si pongono le basi concrete per la ripartenza dei lavori, ritenuti strategici per garantire approvvigionamenti idrici a un ampio comprensorio che comprende Orgosolo, Oliena, Nuoro, Dorgali, Orune e Lula.

Dal punto di vista ambientale, la procedura di verifica si è conclusa con l’esclusione dalla V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale), ma con una serie di prescrizioni vincolanti: tutela del suolo e delle acque, riduzione degli impatti acustici, salvaguardia del paesaggio e attivazione di un piano di monitoraggio ambientale. I lavori di estrazione dovranno essere conclusi entro cinque anni dalla pubblicazione della delibera, sotto la vigilanza degli enti territoriali competenti.

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