Con una delibera approvata dalla Giunta Regionale, nasce in Sardegna la Consulta tecnica permanente per il sistema trasfusionale regionale, organismo che avrà il compito di rafforzare la governance e la programmazione del settore, in un momento cruciale per l’adeguamento alla nuova normativa europea.
La Consulta opererà in seno alla Direzione generale della Sanità, che ne garantirà il supporto organizzativo e tecnico-amministrativo, e riunirà le principali figure istituzionali e scientifiche coinvolte nelle attività trasfusionali: ne fanno parte il direttore generale della Sanità o un suo delegato, il responsabile della struttura regionale di coordinamento trasfusionale, i rappresentanti delle direzioni mediche ospedaliere, i responsabili delle strutture trasfusionali, i rappresentanti delle società scientifiche del settore, oltre a esponenti delle associazioni di donatori di sangue e dei pazienti emopatici e politrasfusi. A questi potranno aggiungersi anche esperti esterni di comprovata competenza tecnico-scientifica, per integrare il confronto con ulteriori profili specialistici.
L’istituzione della Consulta arriva in un contesto europeo in rapida evoluzione. Come spiegato dall’Assessore Regionale della Sanità, Armando Bartolazzi, la recente regolamentazione dell’Unione Europea ha definito nuovi standard elevati di qualità, sicurezza ed efficacia per tutte le attività legate all’utilizzo delle sostanze di origine umana, tra cui rientrano i componenti del sangue. Tutti gli Stati membri, compresa l’Italia, dovranno adeguarsi entro due anni a tali disposizioni, che prevedono un miglioramento dei protocolli per la raccolta, conservazione, distribuzione e impiego dei prodotti ematici.
In questo scenario, la Consulta avrà un ruolo fondamentale nel coordinare e armonizzare le attività del sistema trasfusionale sardo, assicurando una pianificazione condivisa, efficace e allineata agli obiettivi europei. La sua attività sarà indirizzata anche a migliorare l’interazione tra istituzioni sanitarie, professionisti, associazioni di volontariato e rappresentanti dei pazienti, promuovendo un modello partecipativo e multidisciplinare.
La Sardegna compie così un passo significativo verso un sistema trasfusionale più sicuro, moderno ed efficiente, in grado di rispondere in modo tempestivo alle esigenze dei pazienti e alle sfide poste dal contesto normativo europeo.