È rimasto in silenzio davanti al giudice Giovanni Battista Manis, l’imprenditore 52enne di Terralba fermato per l’omicidio di Claudio Manca, il 49enne ritrovato senza vita in un canale di campagna a pochi metri dalla sua bicicletta danneggiata. L’udienza di convalida del fermo si è tenuta giovedì 2 ottobre presso il Tribunale di Oristano, dove Manis ha scelto di non rispondere alle domande, avvalendosi della facoltà di non parlare. Il caso rimane aperto e la svolta potrebbe arrivare dall’esame autoptico previsto per le prossime ore.
Secondo quanto sostenuto dal pubblico ministero Marco De Crescenzo, l’imprenditore non si sarebbe limitato a travolgere accidentalmente la vittima, ma avrebbe agito con premeditazione. La ricostruzione della Procura ipotizza che Manis abbia prima investito Manca con la propria auto, per poi scendere dal veicolo, aggredirlo brutalmente e infine gettarlo nel canale. Un’azione che, se confermata, configurerebbe un’aggressione volontaria culminata nell’omicidio e non un semplice incidente stradale.
La decisione sul fermo è al vaglio della giudice per le indagini preliminari Federica Fulgheri, che al termine dell’udienza si è riservata di pronunciarsi anche sull’eventuale applicazione di misure cautelari.
Il punto centrale dell’indagine resta ora l’autopsia sul corpo della vittima, determinante per chiarire la causa del decesso. L’incarico verrà formalizzato nella mattinata successiva all’udienza al medico legale Roberto Demontis, che eseguirà l’esame presso l’ospedale Brotzu di Cagliari. Saranno presenti anche i consulenti nominati dalle parti: la famiglia Manca, assistita dall’avvocato Fabio Costa, ha scelto come perito il medico legale Domenico Nuvoli, mentre la difesa dell’indagato sarà affiancata da un proprio esperto.
Determinanti per il fermo sono stati alcuni video pubblicati da Manis sui suoi profili social, nei quali l’imprenditore accusava apertamente una persona, riconducibile a Manca, di essere responsabile di un attentato incendiario ai danni della sua villa. Le immagini, secondo gli inquirenti, avrebbero fornito un chiaro movente e contribuito a delineare un quadro accusatorio aggravato da elementi di premeditazione e rancore personale.
Il passato giudiziario di Manis contribuisce ad aggravare la sua posizione. L’imprenditore, già noto alle forze dell’ordine, è coinvolto in un altro procedimento penale per atti persecutori ai danni dell’ex compagno della figlia. Proprio per questo episodio gli era stato imposto l’utilizzo del braccialetto elettronico, un dispositivo di sorveglianza che l’uomo avrebbe rimosso illegalmente pochi giorni prima del presunto omicidio. Anche questo gesto sarebbe stato documentato in un altro video pubblicato dallo stesso Manis, aggiungendo ulteriori elementi all’indagine in corso.
La vicenda resta ancora tutta da chiarire, ma l’insieme degli indizi raccolti, insieme al risultato dell’autopsia, delineeranno le prossime mosse della Procura, che punta a dimostrare la volontarietà del gesto.