A partire dalle 18.30 di venerdì 10 ottobre, una fiaccolata silenziosa ma carica di significato attraverserà le strade di Aritzo. L’iniziativa, promossa dal Gruppo Allerta in Barbagia, nasce per ricordare Nanni Mereu, venuto a mancare a causa di un infarto la notte del 4 ottobre. Il corteo sarà l’occasione per lanciare un grido di allarme contro le gravi disfunzioni del sistema sanitario nelle zone interne della Sardegna.
La manifestazione prenderà il via dal poliambulatorio di Corso Umberto, luogo simbolico scelto per sottolineare la chiusura da mesi della guardia medica locale, sospesa per mancanza di personale. A pochi metri da quel presidio, ormai inaccessibile, Mereu si è sentito male mentre era in compagnia di amici. I primi soccorsi sono arrivati da chi era con lui e dai volontari del pronto intervento. Ma l’assenza di un presidio medico attivo e il ritardo nei soccorsi si sono rivelati determinanti: il commerciante non ha potuto essere salvato.
Secondo quanto riferito dai promotori della fiaccolata, «la morte di Nanni era evitabile. È il risultato di una politica sanitaria che ha dimenticato le aree montane, lasciandole prive dei servizi essenziali». Da qui, le rivendicazioni portate in piazza dalla comunità: il ripristino immediato delle guardie mediche nei presidi periferici, la garanzia della presenza di medici a bordo delle ambulanze del 118, e il potenziamento del servizio di elisoccorso, oggi inutilizzabile di notte e in caso di maltempo.
La tragedia di Aritzo ha messo in luce un problema che da tempo affligge la Sardegna interna. Le difficoltà nei soccorsi e l’assenza di una rete sanitaria efficiente trasformano le emergenze in drammi annunciati. Il caso di Mereu è solo l’ultimo di una serie, ma ha avuto un forte impatto emotivo sulla popolazione, che si è stretta attorno alla famiglia e ha deciso di trasformare il dolore in mobilitazione.
Il Gruppo Allerta in Barbagia ha chiamato a raccolta cittadini, associazioni e istituzioni affinché la fiaccolata non rimanga un gesto isolato. L’obiettivo è ottenere risposte concrete e immediate dalle autorità regionali, affinché nessun altro debba pagare con la vita le inefficienze di un sistema in crisi.
La manifestazione del 10 ottobre sarà dunque non solo un momento di cordoglio, ma un segnale forte di resistenza e richiesta di giustizia sanitaria, per Nanni e per tutte le persone che vivono in territori dove l’accesso alle cure è diventato un privilegio e non un diritto.