A Cagliari i canoni demaniali per chioschi e stabilimenti del Poetto sono così bassi da equivalere, in media, al costo dell’affitto di un parcheggio in centro. È quanto emerge da una recente analisi sulle concessioni della spiaggia dei Centomila, dove i 32 gestori versano cifre che vanno da un minimo di 293 euro al mese, in molti casi per aree di oltre 300 metri quadrati, fino a un massimo di 9.270 euro.
Una forbice ampia, che ha riacceso il dibattito sulla gestione del litorale e sul valore reale delle concessioni pubbliche. Gli importi, ritenuti troppo modesti da diversi osservatori, sono al centro di polemiche ricorrenti legate al rinnovo delle autorizzazioni, la cui scadenza è fissata al 30 settembre 2027 — anche se non si esclude un ulteriore slittamento.
I titolari dei chioschi e degli stabilimenti, però, respingono le accuse di privilegi. «Il canone è basso – affermano – ma noi garantiamo servizi che dovrebbe fornire lo Stato: pulizia, sicurezza, bagni, manutenzione e accoglienza». Una posizione che rimette al centro il tema della sostenibilità economica del modello Poetto, dove le attività private si intrecciano con la gestione di un bene pubblico ad altissimo valore turistico.
La “spiaggia dei Centomila” continua a rappresentare un punto nevralgico per il turismo e l’economia locale, ma anche un terreno di confronto tra amministrazione, cittadini e operatori. Da un lato chi chiede una revisione dei canoni per adeguarli ai reali introiti generati dalle concessioni, dall’altro chi teme che un aumento eccessivo possa compromettere la sopravvivenza delle piccole imprese che animano il litorale.
Il nodo principale resta la riforma nazionale delle concessioni balneari, ancora sospesa tra proroghe e incertezze normative. A livello locale, la prospettiva della scadenza del 2027 pesa come una vera “spada di Damocle” sui 32 concessionari, che attendono chiarezza su tempi e modalità del futuro rinnovo.
Nel frattempo, la spiaggia simbolo di Cagliari continua a vivere l’estate tra stabilimenti, baretti e servizi balneari, sostenuta da canoni che – almeno per ora – costano meno di un posto auto nel cuore della città.