Caserme verdi in stallo: i costi quintuplicano e la Sardegna resta fuori

Il piano “Caserme Verdi” subisce un aumento dei costi del 400%, bloccando gli interventi in Sardegna e rinviando il progetto al 2045.

È naufragato il piano originario del Ministero della Difesa per la modernizzazione delle caserme italiane. Il progetto “Caserme Verdi”, lanciato nel 2020 con l’obiettivo di rendere le infrastrutture militari più sostenibili e funzionali, ha subito una lievitazione dei costi senza precedenti, che ha costretto il dicastero a rivedere drasticamente la propria tabella di marcia.

Inizialmente, il programma prevedeva un investimento complessivo di 1,4 miliardi di euro per la riqualificazione di 28 siti militari in tutta Italia, cinque dei quali situati in Sardegna. Oggi, però, le stime aggiornate indicano una spesa superiore ai 6,5 miliardi, quasi cinque volte quella preventivata. Le motivazioni ufficiali parlano di aumenti generalizzati dei costi edilizi, crisi delle materie prime, pandemia e superbonus 110%, fattori che hanno alterato in modo sostanziale i calcoli economici originari.

Tra i progetti più colpiti figurano le caserme Mereu, Riva di Villasanta e Monfenera di Cagliari, per le quali la previsione iniziale di 75 milioni di euro è schizzata ad almeno 260 milioni. Ancora più marcato l’incremento per la caserma Pisano di Teulada, passata da 65 milioni stimati a circa 300 milioni.

Di fronte a un tale squilibrio finanziario, Roma ha scelto di ridurre la prima fase del programma a sole sette strutture, rinviando tutte le altre – comprese quelle sarde – a una data futura, teoricamente fissata al 2045. Ciò significa che i cantieri in Sardegna resteranno fermi per almeno vent’anni, mentre le attuali infrastrutture continueranno a essere utilizzate senza gli interventi di efficienza e sostenibilità promessi.

La situazione è stata analizzata nel dettaglio dalla Corte dei Conti, che nella sua relazione di dicembre 2024 ha denunciato “sostanziali carenze nella programmazione e nella stima del fabbisogno finanziario”. Secondo i magistrati contabili, la mancanza di previsioni realistiche ha compromesso la possibilità di reperire le risorse necessarie per l’intero piano pluriennale, rallentando anche i progetti già selezionati per la prima fase.

La Corte ha inoltre criticato l’erronea convinzione della Difesa di essere esentata dall’obbligo di inserire i dati di spesa sulle piattaforme di controllo, richiamando il Ministero al rispetto delle norme sulla trasparenza e sulla programmazione economica.

Il programma “Caserme Verdi” era stato presentato in pompa magna nel 2020, nel corso di un incontro ufficiale a Palazzo de La Vallée, a Cagliari, alla presenza delle principali autorità civili e militari. Il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Salvatore Farina, parlava allora di basi di nuova generazione, con asili, impianti sportivi accessibili ai cittadini e aree verdi integrate, in linea con i criteri di edilizia sostenibile.

Quattro anni dopo, la realtà racconta tutt’altra storia: ritardi, ricalcoli e un cronoprogramma che scivola di oltre un decennio. Secondo i documenti ufficiali, le opere che avrebbero dovuto concludersi entro il 2032 potrebbero essere completate non prima del 2045, con una spesa ormai fuori controllo e un numero di caserme operative ridotto a un quarto rispetto alle previsioni iniziali.

Intanto, a Cagliari e Teulada, gli ampi spazi militari restano inutilizzati o parzialmente occupati. E se il piano prevedeva strutture moderne ed “efficienti”, il rinvio sine die dei lavori suggerisce che le caserme esistenti continueranno a funzionare in condizioni tutt’altro che ottimali.

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