Export in crisi ma le imprese sarde resistono: il settore lapideo affronta nuove sfide

Le imprese artigiane sarde affrontano una crisi dell'export, ma continuano a sostenere l'economia locale. Giacomo Meloni di Confartigianato Sardegna propone soluzioni per rilanciare il settore.

imprese

Le imprese sarde che operano nel settore lapideo stanno affrontando una situazione complessa, con un calo significativo delle esportazioni, ma continuano a resistere grazie alla loro resilienza. 416 realtà, tra cui 182 artigiane, con 1.522 addetti, contribuiscono in modo fondamentale all’economia regionale, non solo attraverso l’estrazione e lavorazione di pietre pregiate ma anche grazie alla valorizzazione delle tradizioni artigiane locali.

La crisi dell’export

Secondo i dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, l’export di pietre lavorate ha visto un drastico calo del 39% nel 2024 rispetto all’anno precedente, scendendo a 23,3 milioni di euro. La causa principale di questo declino è legata al fatto che la maggior parte delle pietre sarde viene esportata come materia prima verso altre regioni italiane, dove viene trasformata in semilavorati o prodotti finiti, per poi essere rivenduta all’estero, spesso con un valore aggiunto che non beneficia direttamente la Sardegna.

Il presidente di Confartigianato Sardegna, Giacomo Meloni, ha sottolineato che gran parte delle microimprese del settore dipende dal mercato estero, ma l’incertezza economica a livello globale, accentuata da fattori come i dazi americani e la difficoltà di esportazione verso la Russia, sta creando forti preoccupazioni.

La resistenza delle imprese sarde

Nonostante le difficoltà, le imprese sarde continuano a operare e a sostenere l’economia regionale, con una forte concentrazione nelle province di Sassari, Nuoro, Cagliari e Oristano, dove si trovano la maggior parte delle imprese artigiane del settore lapideo. In particolare, Sassari si conferma la provincia con il maggior numero di imprese (185), seguita da Nuoro (103). A livello occupazionale, Sassari guida anche il numero di addetti con 499 persone impegnate nel settore.

Tuttavia, la scarsità di appalti pubblici, soprattutto in relazione alla riqualificazione dei centri storici, sta penalizzando ulteriormente il comparto. Secondo Meloni, l’incertezza delle normative sugli appalti e la difficoltà di accedere ai bandi pubblici rappresentano un ostacolo per la crescita e il sostentamento di queste imprese.

Le prospettive future: crescita e innovazione

Secondo Giacomo Meloni, una possibile via d’uscita alla crisi potrebbe risiedere nel rafforzamento della crescita imprenditoriale e nella specializzazione delle imprese, per trasformare non solo le materie prime ma anche i semilavorati, in modo da trattenere più valore sul territorio. Meloni cita l’esempio della Toscana, dove le imprese hanno iniziato a trasformare il marmo direttamente, producendo lastre e semilavorati, riuscendo così a trattenere una parte significativa della ricchezza derivante dalla lavorazione.

Questa direzione potrebbe essere adottata anche in Sardegna, dove, sebbene le difficoltà siano evidenti, c’è ancora ampio margine di crescita per le imprese locali, grazie anche all’adozione di strategie innovative.

Il quadro nazionale

A livello nazionale, il settore del marmo e della pietra è in leggera crescita, con 8.444 imprese registrate, di cui circa 3.400 artigiane, e un fatturato complessivo di 6,5 miliardi di euro. La maggiore concentrazione delle attività estrattive e di trasformazione si trova in Veneto, Lombardia e Toscana, ma anche in Sardegna il settore continua a giocare un ruolo fondamentale nell’economia locale.

Le sfide future

La difficoltà principale per il settore sardo rimane l’incertezza a livello internazionale, che impatta direttamente sulle esportazioni. Tuttavia, la resilienza e la capacità di adattamento delle imprese artigiane potrebbero essere la chiave per affrontare le sfide future. Con l’adozione di modelli di business più orientati alla trasformazione e alla valorizzazione del prodotto finito, la Sardegna potrebbe recuperare competitività nel mercato internazionale, consolidando al contempo il suo ruolo nell’artigianato e nelle tradizioni produttive legate alla pietra.

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