La presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, è tornata a parlare del trasferimento dei 92 detenuti in regime di 41-bis nel carcere di Cagliari-Uta, sollevando preoccupazioni riguardo le implicazioni per la sanità regionale e il personale penitenziario già sotto pressione. In particolare, Todde ha evidenziato i rischi di infiltrazioni in territori sani e il peso aggiuntivo su una sanità regionale già in sofferenza, sottolineando la difficoltà di gestire una situazione così complessa con risorse limitate.
“Un conto è la giustizia che reinserisce. Altro è il 41-bis,” ha dichiarato la governatrice, che ha anche ricordato come a giugno avesse richiesto l’apertura di un tavolo nazionale sul tema e come oggi abbia scritto direttamente alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per ribadire la posizione della Regione. “Non possiamo subire decisioni unilaterali,” ha aggiunto, mettendo in evidenza la necessità di una discussione condivisa su questa importante questione.
Nel corso della sua visita alla casa di reclusione all’aperto di Mamone, a Nuoro, Todde ha anche rimarcato come la Sardegna intenda puntare su un modello penitenziario moderno, che veda le colonie penali come una risorsa per l’isola. “Possiamo farne un esempio virtuoso per il Paese, mettendo insieme giustizia, lavoro e sviluppo,” ha dichiarato la presidente, sottolineando il valore di un sistema che non si limita alla custodia, ma offre anche opportunità di reinserimento per i detenuti.
A margine della visita, Todde ha parlato anche dell’assemblea pubblica di Uta, dove aveva avuto modo di confrontarsi con cittadini, amministratori e operatori locali sul tema del trasferimento dei detenuti in regime di massima sicurezza. “Sono due piani diversi: da una parte l’emergenza nazionale del 41-bis, dall’altra un modello virtuoso come quello delle colonie penali, che offre reinserimento, lavoro e sviluppo territoriale,” ha spiegato.
Infine, la governatrice ha annunciato la volontà della Regione Sardegna di lanciare un piano organico e pluriennale dedicato alle colonie penali, evidenziando che “non servono interventi spot”, ma una visione a lungo termine, con risorse regionali, nazionali ed europee messe a sistema. I siti di Mamone, Is Arenas e Isili, secondo Todde, dovrebbero diventare modelli di reinserimento e sviluppo territoriale per l’intera regione.