Anche Confartigianato Sardegna, con le migliaia di imprese del settore alimentare, festeggia il riconoscimento della cucina italiana come
Patrimonio immateriale dell’Umanità UNESCO.
La Sardegna ha il 2,7% dei prodotti alimentari di qualità riconosciuti dall’Unione europea mediante i marchi DOC (Denominazione di Origine
Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG. La lista ne comprende 9: agnello di Sardegna, Carciofo Spinoso di Sardegna,
Culurgionis d’Ogliastra, Fiore Sardo, Pecorino Romano, Pecorino Sardo, Olio di Sardegna, Zafferano di Sardegna e Sebadas.
Un vero “tesoro”, quello isolano, 14 con un fatturato annuo di oltre 873 milioni di euro.
Sono questi i numeri principali dell’immenso “giacimento” della food economy isolana che emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di
Confartigianato Imprese Sardegna che, nel dossier “Qualità, tradizione e sostenibilità dell’artigianato alimentare” ha rielaborato i dati di
Istat, UnionCamere-Infocamere e MIPAAF, su imprese e produzioni alimentari. Pasta, pane, dolci, formaggi, carne, frutta, pesce e bevande, freschi o conservati, che quotidianamente vengono prodotti, confezionati e spediti in Italia e nel resto del Mondo.
“Dopo la dieta mediterranea, adesso anche la cucina italiana viene riconosciuta a livello mondiale come elemento fondante del viver bene,
sano, con gusto e fantasia – afferma Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – e l’Isola, con le centinaia di
prodotti e con le migliaia di attività produttive e di lavoratori, ha contributo a questo successo”. “Un risultato che valorizza il ruolo
strategico anche delle aziende artigiane sarde del food – continua Meloni – un settore fondato sulla qualità, sulla sostenibilità e sul
radicamento nei territori”. “L’artigianato alimentare – aggiunge – non è solo tradizione ma innovazione e presidio economico, culturale e
sociale delle comunità. E’ un patrimonio da proteggere e rilanciare, soprattutto investendo su giovani, formazione e innovazione”.
A livello territoriale 588 imprese artigiane operano a Cagliari con 2.188 dipendenti, 544 a Nuoro con 1.865 addetti, 271 a Oristano con
798 lavoratori, 879 a Sassari-Gallura con 3.089 dipendenti e 634 nel Sud Sardegna con 2.100 addetti.
Il presidente Meloni parla del futuro dell’agroalimentare artigiano sardo: “Il futuro del settore agroalimentare della Sardegna si basa su un equilibrio strategico tra tradizione e innovazione. Se da un lato è fondamentale preservare le caratteristiche uniche e artigianali dei prodotti locali, dall’altro è altrettanto importante investire in nuove tecnologie e approcci sostenibili. La nostra Organizzazione – aggiunge – mira a promuovere un modello di sviluppo che valorizzi le peculiarità del territorio regionale, rafforzando la competitività delle aziende a livello globale. La sfida è ambiziosa – conclude – ma con il sostegno delle istituzioni locali e l’impegno degli imprenditori, il settore agroalimentare sardo continuerà a essere un pilastro fondamentale dell’economia e della cultura Litaliana”.