Violenza sessuale, condanna con pena sospesa per l’ex comandante dei carabinieri di Decimomannu

Pasquale Smeraldo riconosciuto colpevole di atti a sfondo sessuale su due donne che si erano rivolte alla caserma. Per il Tribunale si tratta di fatti di lieve entità

Un anno e mezzo di reclusione con pena sospesa per violenza sessuale, qualificata come di lieve entità: è questa la condanna inflitta dal Tribunale a Pasquale Smeraldo, 53 anni, ex comandante della stazione dei Carabinieri di Decimomannu, oggi trasferito in un’altra sede. Il militare, originario della Campania, era accusato di aver compiuto atti a sfondo sessuale nei confronti di due donne che si erano rivolte alla caserma per denunciare episodi di danneggiamento e chiedere supporto.

Il giudizio si è concluso con una condanna, ma senza l’applicazione di misure detentive, in quanto la pena è stata sospesa e i fatti sono stati ritenuti dal collegio giudicante di minore gravità, pur configurando il reato di violenza sessuale.

Le due denunce

La prima segnalazione risale al 3 giugno 2024, quando una giovane donna si presentò presso la caserma dei Carabinieri di Decimomannu per sporgere querela dopo aver trovato le gomme della propria auto squarciate. Dopo aver raccolto la denuncia, secondo quanto ricostruito dalla Procura, Smeraldo si sarebbe avvicinato alla donna con fare inappropriato, sedendosi al suo fianco e appoggiandole una mano sulle gambe. Qualche giorno dopo, l’avrebbe invitata nel proprio alloggio di servizio e lì avrebbe cercato di baciarla, un comportamento che la donna ha denunciato come molestia sessuale.

La seconda accusa riguarda invece un episodio avvenuto nel settembre 2023, sempre a Decimomannu, e coinvolge un’altra donna che si era rivolta ai Carabinieri per motivi personali. Anche in questo caso, il comportamento del maresciallo avrebbe oltrepassato i limiti della correttezza istituzionale, sfociando in un tentativo di approccio fisico non richiesto.

Il giudizio e le motivazioni

Il Tribunale, pur riconoscendo la responsabilità penale di Smeraldo, ha qualificato i fatti come violenza sessuale di lieve entità, ai sensi dell’articolo 609-bis del Codice penale, tenendo conto dell’assenza di condotte violente, della brevità dell’azione e del contesto. Da qui la decisione di non applicare misure restrittive della libertà, ma di condannare l’ex comandante a 18 mesi con pena sospesa.

Il trasferimento del maresciallo in altra sede era già avvenuto nel corso dell’inchiesta, mentre la vicenda ha suscitato forte risonanza a livello locale, sia per la gravità delle accuse, sia per il ruolo ricoperto dall’imputato.

Rilievo pubblico e istituzionale

Il caso ha riacceso l’attenzione sul tema delle molestie da parte di figure istituzionali, soprattutto quando le vittime sono persone che si rivolgono alle forze dell’ordine per ricevere protezione o aiuto. L’utilizzo di una posizione di potere per mettere in atto comportamenti inappropriati rappresenta un aggravante morale, seppur in questo caso non riconosciuta giuridicamente come circostanza aggravante formale.

Non è escluso che la difesa possa presentare ricorso in Appello o, viceversa, che le parti lese si attivino in sede civile per richiedere il risarcimento dei danni subiti.

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