La Fondazione di Sardegna presenta due mostre dedicate all’opera illustrativa di Bernardino Palazzi, pittore e illustratore italiano del Novecento, offrendo al pubblico un’occasione articolata per approfondire uno degli aspetti più significativi e meno conosciuti della sua produzione artistica. Le esposizioni, allestite rispettivamente a Sassari e a Cagliari, ruotano attorno a due grandi cicli grafici ispirati a capolavori della letteratura europea: La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso e Storia della mia vita di Giacomo Casanova.
Bernardino Palazzi (1907–1986) si distingue nel panorama artistico del secolo scorso per una capacità interpretativa raffinata e autonoma, che gli ha permesso di confrontarsi con testi profondamente diversi tra loro, trasformando l’illustrazione in uno strumento narrativo e critico. Lontano da una funzione puramente decorativa, il suo lavoro grafico si configura come una lettura visiva consapevole, capace di restituire il senso profondo delle opere letterarie attraverso un linguaggio figurativo moderno e colto.
Nella sede di Sassari della Fondazione di Sardegna, in via Carlo Alberto 7, è ospitata la mostra dedicata alle illustrazioni realizzate nel 1970 per La Gerusalemme liberata. In questo ciclo, Palazzi affronta uno dei testi fondativi della tradizione epica italiana con una sensibilità novecentesca, evitando ogni retorica illustrativa. Le tavole esposte rivelano una composizione equilibrata e una forte sintesi formale, in cui il colore viene utilizzato con misura per sottolineare i passaggi emblematici del poema tassiano. L’epica, filtrata attraverso una visione moderna, si traduce in immagini essenziali che riescono a coniugare memoria della tradizione e ricerca espressiva contemporanea.
Diverso, ma altrettanto intenso, è il percorso proposto nella sede di Cagliari della Fondazione di Sardegna, in via San Salvatore da Horta 2. Qui è allestita la mostra dedicata al vasto ciclo di illustrazioni per Storia della mia vita di Giacomo Casanova, realizzato tra il 1960 e il 1961. In queste opere a pastello, Palazzi accompagna il racconto autobiografico con un segno più intimo e narrativo, capace di cogliere le sfumature psicologiche del protagonista. Le scene rappresentate, spesso ambientate in interni o in contesti quotidiani, restituiscono visivamente l’ironia, la sensualità e il disincanto che attraversano l’opera casanoviana.