Sanità, nomine sempre più nel caos giudiziario

Tra sentenze, ricorsi al Tar e trattative politiche, il sistema delle direzioni sanitarie rischia un nuovo azzeramento

La vicenda delle nomine nella Sanità regionale si fa sempre più complessa e carica di incognite, tra pronunce giudiziarie, ricorsi imminenti e manovre politiche che rischiano di rimettere tutto in discussione. Un intreccio che, invece di sciogliersi, continua ad aggrovigliarsi, lasciando le aziende sanitarie in una condizione di instabilità che potrebbe protrarsi ancora a lungo.

Il primo nodo riguarda Flavio Sensi, ex direttore generale della Asl di Sassari. Dopo la recente sentenza che ha dichiarato illegittima la sua decadenza, Sensi dovrebbe teoricamente tornare immediatamente al proprio incarico. Tuttavia, la Regione starebbe valutando una soluzione alternativa per “liberarsene” definitivamente, evitando un rientro che avrebbe forti ripercussioni politiche e amministrative. L’ipotesi sul tavolo sarebbe quella di accelerare le procedure di risarcimento già avviate, chiudendo così il contenzioso senza un reintegro effettivo. Al momento, però, non risultano contatti tra le parti, mentre il fattore tempo inizia a pesare in modo determinante.

Parallelamente, si muove il fronte degli altri ex manager licenziati, che hanno già intrapreso una battaglia legale contro la Regione. Si tratta di Marcello Tidore, Marcello Acciaro, Giuliana Campus, Giorgio Carboni, Agnese Foddis e Simonetta Cinzia Bettellini. Restano invece fuori da questa iniziativa Paolo Cannas, Angelo Serusi e Antonio Spano, che nel frattempo sono stati destinati alla guida di altre aziende sanitarie.

Dopo aver presentato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, contestando «la procedura di selezione per la formazione delle rose dei candidati idonei alla nomina» indetta nel settembre 2025, gli ex dirigenti sono pronti a fare un ulteriore passo avanti. La prossima settimana, infatti, è atteso il ricorso al Tribunale amministrativo regionale, con una richiesta chiara: l’annullamento delle nomine effettuate il 31 dicembre.

Una richiesta che, secondo diversi osservatori, potrebbe trovare terreno fertile. A rafforzare le aspettative degli ex manager c’è proprio la sentenza che ha riguardato Flavio Sensi, nella quale si legge un passaggio chiave: «La dichiarazione di illegittimità costituzionale della legge regionale che ha attribuito alla Regione il potere di dichiarare decaduto il ricorrente, esclude che la stessa Regione possa esercitare il potere di nomina di altro direttore generale». Un principio che, se applicato in modo estensivo, rischia di travolgere l’intero impianto delle nuove nomine.

In caso di accoglimento del ricorso, si profila quindi l’ennesima bocciatura dell’operato regionale. A farne le spese sarebbero i direttori generali nominati alla fine del 2025, che hanno preso il posto dei commissari straordinari: Francesco Trotta, Andrea Fabbo, Grazia Cattina, Antonio Spano, Paolo Cannas, Maurizio Marcias, Vincenzo Serra, Serafinangelo Ponti e Angelo Serusi. Tutti incarichi conferiti il 31 dicembre, ora appesi a un filo giudiziario sempre più sottile.

Mentre le grane legali si accumulano, sul piano politico la presidente della Regione Alessandra Todde, insieme a M5S e Partito Democratico, continua le interlocuzioni per le nomine ancora da assegnare. I nomi più accreditati restano quelli di Joseph Polimeni, Thomas Schael e Paolo Zappalà, considerati profili tecnici di alto livello. Tuttavia, ogni decisione appare sospesa, proprio a causa dell’incertezza generata dai procedimenti giudiziari in corso.

Il rischio concreto è che qualsiasi scelta venga nuovamente rimessa in discussione, vanificando mesi di trattative e lasciando il sistema sanitario regionale in una perenne fase transitoria. Una situazione che incide non solo sugli equilibri politici, ma anche sulla governance delle aziende sanitarie, chiamate a gestire servizi essenziali in un contesto di crescente pressione.

In questo scenario, la Sanità sarda si trova stretta tra sentenze che minano la legittimità delle nomine, ricorsi che potrebbero azzerare l’assetto attuale e una politica costretta a muoversi con estrema cautela. Il risultato è un quadro di incertezza strutturale, nel quale ogni soluzione rischia di essere provvisoria e ogni decisione potrebbe essere ribaltata nelle aule di giustizia.

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