Fermato a Berlino il killer di Friday Oshoman: fine della fuga dopo un anno

Il 45enne Osazee Igbinoghodua era latitante dal 2025: individuato e arrestato grazie alla cooperazione internazionale tra Italia e Germania

È finita all’alba di oggi, in un appartamento di Berlino, la fuga di Osazee Igbinoghodua. Il 45enne nigeriano, condannato in via definitiva per l’omicidio di Friday Oshoman, è stato arrestato dalla polizia tedesca al termine di una complessa attività investigativa condotta insieme ai carabinieri di Cagliari e al Ros, attraverso i canali di cooperazione europea “Sirene”.

L’uomo si era reso irreperibile dopo la sentenza definitiva emessa il 31 gennaio 2025 dalla Corte d’Assise d’Appello di Cagliari, che lo aveva condannato a oltre 11 anni di carcere. Un verdetto che aveva ribaltato radicalmente il giudizio di primo grado, trasformando quello che inizialmente era stato qualificato come omicidio stradale in un omicidio volontario.

Al centro della vicenda c’è un episodio avvenuto il 3 maggio 2021 a Quartu Sant’Elena, in piena emergenza Covid. In quella notte, nonostante le restrizioni sanitarie, era stata organizzata una festa privata illegale. Proprio durante il party, per motivi ritenuti futili, scoppiò una lite tra Igbinoghodua e il connazionale Friday Oshoman. Secondo la ricostruzione accolta dai giudici d’appello, la discussione degenerò in pochi istanti fino all’atto finale: l’imputato si sarebbe messo alla guida dell’auto e, procedendo in retromarcia, avrebbe investito volontariamente la vittima, schiacciandola contro un muro. Oshoman morì sul colpo.

Il primo processo, celebrato davanti alla Corte d’Assise di Cagliari e presieduto dal giudice Tiziana Marogna, aveva però restituito una lettura completamente diversa dei fatti. Igbinoghodua era stato condannato a quattro anni di reclusione, con il riconoscimento dell’omicidio stradale, dell’eccesso colposo in legittima difesa e dell’attenuante della provocazione. Una decisione che aveva suscitato forti polemiche e che era stata duramente contestata dall’accusa.

I legali Stefano Marcialis, Antonella Spissu e Alessandra Pomata avevano infatti sostenuto fin dall’inizio che non si fosse trattato di un incidente, ma di un gesto deliberato. Una tesi che, nei successivi gradi di giudizio, è stata ritenuta fondata, portando alla condanna definitiva per omicidio volontario.

Dopo la sentenza del 2025, Igbinoghodua aveva fatto perdere le proprie tracce, rifugiandosi in Germania e vivendo in clandestinità. Le indagini incrociate tra Italia e Germania hanno infine permesso di localizzarlo. L’arresto di questa mattina a Berlino ha messo fine alla sua latitanza e ha riaperto la strada all’esecuzione della pena.

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