Sardegna esclusa dai fondi Pnrr scuola dopo il no al dimensionamento

La Regione denuncia una scelta politica del Governo: “Discriminazione inaccettabile che colpisce studenti e personale scolastico”

La Sardegna rischia di essere esclusa dai fondi Pnrr destinati al personale della scuola a causa della mancata adozione autonoma del piano nazionale di dimensionamento scolastico. È quanto emerge dalle dichiarazioni della presidente della Regione Alessandra Todde, che parla apertamente di una “punizione” nei confronti dell’Isola da parte del Governo guidato da Giorgia Meloni.

Al centro della polemica c’è un decreto in fase di preparazione, non ancora approvato, che all’articolo 19 escluderebbe la Sardegna dalla ripartizione delle risorse europee destinate al sistema scolastico. Un’esclusione che, secondo la presidente, non può essere ricondotta a un errore tecnico, ma rappresenta una scelta politica precisa con conseguenze dirette su studenti, docenti e personale Ata.

«È una decisione che colpisce una comunità già segnata da isolamento geografico, calo demografico e fragilità strutturali», afferma Todde, sottolineando come il provvedimento rischi di aggravare criticità storiche del sistema educativo regionale. La governatrice definisce la misura una “discriminazione inaccettabile”, motivata dal fatto che la Regione non avrebbe adottato in autonomia il piano di dimensionamento scolastico imposto a livello nazionale.

Un piano che, va ricordato, è stato successivamente applicato attraverso un commissario nominato dal Governo, portando alla soppressione di altre 9 autonomie scolastiche, che si sommano alle 38 già eliminate negli ultimi tre anni. Accorpamenti che, come precisato dalla Regione, riguardano esclusivamente le dirigenze scolastiche, ma che hanno comunque inciso sull’organizzazione e sulla governance delle scuole.

Il paradosso evidenziato dall’esecutivo regionale sta nel fatto che lo stesso Governo aveva più volte sostenuto che il dimensionamento fosse necessario proprio per non perdere i fondi del Pnrr. Inoltre, il piano sarebbe stato concordato con la Commissione europea dal precedente esecutivo, rendendolo di fatto una scelta già vincolata per le Regioni.

«Tutte decisioni assunte dallo Stato – ribadisce Todde – che ora utilizza i fondi Pnrr come strumento di pressione istituzionale contro la Sardegna». Da qui la richiesta formale di ritiro immediato del decreto e il pieno reintegro dell’Isola nella distribuzione delle risorse europee destinate alla scuola.

Secondo la presidente, l’esclusione dai fondi avrebbe effetti concreti e immediati: meno personale nelle scuole, riduzione dei servizi, minore supporto agli studenti e un peggioramento complessivo della qualità dell’offerta formativa. Una situazione che viene definita senza mezzi termini come “un attacco al diritto allo studio”.

Sulla stessa linea anche l’assessora regionale alla Pubblica istruzione, Ilaria Portas, che denuncia un ulteriore danno per il sistema scolastico sardo. «Dopo aver accorpato 38 autonomie scolastiche negli ultimi tre anni e altre 9 quest’anno per mano del commissario ministeriale, il Governo avrebbe deciso di penalizzare ulteriormente gli studenti», afferma l’assessora.

Il mancato accesso ai fondi Pnrr destinati al personale docente e Ata, secondo Portas, comprometterebbe il corretto funzionamento delle scuole, privando studenti e studentesse di servizi essenziali. «Significa negare alle ragazze e ai ragazzi il supporto necessario per garantire il funzionamento del sistema scolastico», conclude.

La vicenda apre ora un conflitto istituzionale tra Regione e Governo centrale, con la Sardegna che rivendica il rispetto dei propri diritti e chiede di non essere penalizzata per scelte che, sostiene l’esecutivo regionale, sono state imposte dall’alto. In attesa dell’approvazione definitiva del decreto, il tema resta al centro del dibattito politico e istituzionale, con possibili ripercussioni sull’intero comparto dell’istruzione isolana.

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