Smog a Cagliari, sforati i limiti di Pm10: serve un taglio del 30% entro il 2030

Il report “Bon’aria di Sardegna” di Legambiente: polveri sottili e biossido di azoto oltre i limiti Ue

Cagliari ha superato in modo significativo i limiti di Pm10 e dovrà ridurre le concentrazioni di quasi il 30% nei prossimi quattro anni per rientrare nei parametri fissati dall’Unione europea entro il 2030. A certificarlo è il report “Bon’aria di Sardegna” redatto da Legambiente, che fotografa una situazione tutt’altro che rassicurante per la qualità dell’aria nel capoluogo.

Secondo l’analisi dell’associazione ambientalista, le polveri sottili continuano a rappresentare una criticità strutturale, nonostante la presenza costante del vento che, nell’immaginario collettivo, dovrebbe garantire aria più pulita. Il maestrale non è bastato a spazzare via l’inquinamento, dimostrando come le condizioni meteorologiche favorevoli non siano più sufficienti a compensare le emissioni prodotte dalle attività umane.

Il quadro non migliora se si guarda al biossido di azoto (No₂). Cagliari risulta infatti una delle due sole centraline della Sardegna – all’interno di una rete di monitoraggio fortemente ridimensionata – che non rientrano negli standard europei per questo inquinante, strettamente legato al traffico veicolare e ai sistemi di riscaldamento.

A lanciare un messaggio chiaro è Marta Battaglia, presidente di Legambiente Sardegna: «Dobbiamo sfatare il mito delle città sarde con l’aria sempre pulita grazie al maestrale». Un richiamo diretto a superare una percezione diffusa ma, secondo i dati, non più aderente alla realtà. «Il fatto che non percepiamo visivamente la presenza di inquinanti non significa che non ci siano», sottolinea Battaglia.

Un elemento centrale del report riguarda l’origine antropica dell’inquinamento, cioè legata alle attività umane. Un dato che, paradossalmente, viene letto come un segnale positivo. «Sapere che l’inquinamento è di origine antropica è una buona notizia – spiega la presidente di Legambiente – perché significa che conosciamo le cause e sappiamo su quali leve intervenire per invertire la tendenza».

Tra i principali fattori critici individuati figurano il traffico urbano, l’uso di sistemi di riscaldamento obsoleti e, in alcune aree, anche le emissioni legate alle attività agricole e zootecniche. Proprio per questo, Legambiente avanza una serie di proposte operative per ridurre l’impatto degli inquinanti atmosferici.

Uno dei punti chiave riguarda i sistemi di riscaldamento: l’associazione suggerisce di vietare progressivamente le caldaie e i generatori di calore a biomassa nei territori più inquinati, dove il contributo di questi impianti alle polveri sottili è particolarmente rilevante. Nei contesti meno critici, invece, l’indicazione è quella di supportare l’installazione di tecnologie a emissioni “quasi zero”, favorendo soluzioni dotate di sistemi di filtrazione integrati o esterni, oppure impianti ibridi più efficienti.

Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda le aree rurali. Secondo Legambiente, nelle zone caratterizzate da agricoltura e allevamento intensivo, le emissioni agricole possono superare quelle industriali o urbane. Un dato che amplia il campo di intervento e richiede politiche ambientali non limitate ai soli centri cittadini.

Il report evidenzia inoltre come la riduzione della rete di monitoraggio rappresenti un ulteriore problema, perché limita la capacità di avere una fotografia completa e aggiornata della qualità dell’aria sull’intero territorio regionale. Una criticità che rischia di ritardare interventi mirati e di sottostimare l’esposizione reale della popolazione agli inquinanti.

Per Cagliari, l’obiettivo fissato al 2030 appare dunque ambizioso ma necessario. Rientrare nei limiti di Pm10 e No₂ significa tutelare la salute pubblica, ridurre il rischio di patologie respiratorie e cardiovascolari e migliorare la qualità della vita urbana. Secondo Legambiente, però, il tempo a disposizione è limitato e servono scelte strutturali, non interventi sporadici.

Il messaggio che emerge dal dossier è chiaro: anche in Sardegna l’aria non è sempre pulita, e affidarsi solo al vento non basta più. La sfida passa da politiche ambientali integrate, capaci di incidere su mobilità, riscaldamento, agricoltura e pianificazione urbana. Solo così Cagliari potrà centrare l’obiettivo di riduzione delle emissioni e presentarsi al 2030 dentro i parametri europei e con un’aria davvero più sana.

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