La Sardegna chiede rispetto per la sua autonomia e un confronto equilibrato sul 41 bis

La Presidente Todde in Consiglio Regionale: Non indebolire la lotta alle mafie, ma rispettare l'autonomia speciale della Sardegna.

Oggi, durante la discussione in Consiglio Regionale sulle mozioni riguardanti il trasferimento di novantadue detenuti sottoposti al regime del 41 bis nella casa circondariale di Uta, la Presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, ha ribadito la posizione della Giunta sulla questione, portando anche gli esiti della Conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre 2025. Il tema centrale riguarda la gestione dei detenuti sottoposti a questo regime speciale nelle strutture penitenziarie sarde.

Nel suo intervento, la Presidente Todde ha sottolineato che la Sardegna non intende mettere in discussione la legittimità del 41 bis, né la necessità di contrastare con fermezza la criminalità organizzata. “La nostra Isola è e resterà dalla parte dello Stato nella difesa della legalità e della sicurezza. Il punto non è indebolire la lotta alle mafie, ma garantire equilibrio, proporzionalità e rispetto dell’Autonomia speciale”, ha dichiarato Todde.

Il piano nazionale, infatti, prevede che sette istituti penitenziari siano dedicati interamente al regime del 41 bis, tre dei quali si trovano in Sardegna: Uta, Bancali e Badu ’e Carros. Attualmente, i detenuti sottoposti a questo regime speciale sono circa 720 a livello nazionale, con oltre 90 di loro già presenti nelle carceri sarde. In base alle stime della Conferenza, la Sardegna potrebbe arrivare ad ospitare circa 192 detenuti, con una possibile crescita fino a 240, rappresentando quasi un terzo del circuito nazionale.

Questi numeri, come ha spiegato la Presidente della Regione, non sono insignificanti. “Questi numeri non sono neutri e inseriti nel contesto sardo assumono un peso rilevante sul piano sociale, economico e sanitario”, ha dichiarato Alessandra Todde. La Sardegna, infatti, sostiene direttamente i costi del proprio sistema sanitario e potrebbe essere chiamata ad adeguare le proprie strutture ospedaliere per i detenuti, mentre le carceri regionali già ospitano oltre 2.600 persone, a fronte di una capienza poco superiore ai 2.500 posti disponibili.

Durante il suo intervento, la Todde ha anche evidenziato le iniziative avviate dalla Regione per affrontare questa questione. Tra queste, l’incontro con il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, la richiesta di un confronto con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il sostegno alle proposte parlamentari per modificare la norma che prevede la collocazione dei detenuti preferibilmente in aree insulari. “La Sardegna non può essere considerata una soluzione logistica per problemi che riguardano l’intero Paese. Le istituzioni regionali devono essere coinvolte quando le scelte incidono su sicurezza, servizi, diritto alla salute e coesione sociale”, ha affermato Todde.

Inoltre, la Presidente ha messo in evidenza le possibili ripercussioni su vari ambiti della vita regionale, come il sistema sanitario, l’organizzazione del lavoro penitenziario, l’economia locale e i diritti dei detenuti sardi. La Todde ha aggiunto che è chiarito che è necessario evitare che territori già fragili vengano identificati esclusivamente con funzioni di detenzione estrema.

La mobilitazione civile prevista a Cagliari per il prossimo 28 febbraio 2026 è un altro passo importante in questa lotta. Più di cento sindaci hanno già firmato un manifesto di adesione, con oltre 140 adesioni provenienti da sindacati, partiti, associazioni, mondo produttivo e cittadini. “Non è una battaglia di parte ma una richiesta condivisa di rispetto per la Sardegna e per la sua autonomia”, ha dichiarato Todde, sottolineando come la mobilitazione stia crescendo continuamente.

Concludendo il suo intervento, la presidente ha esortato il Consiglio Regionale a prendere una posizione chiara e responsabile, basata sulla leale collaborazione tra Stato e Regione. “Difendere la Sardegna significa tenere insieme fermezza contro le mafie e tutela dei territori. Non chiediamo privilegi ma rispetto, proporzionalità e responsabilità condivisa”, ha affermato Todde.

Foto: Regione Sardegna
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