Il Consiglio regionale non ha raggiunto l’unità politica sull’ordine del giorno contro l’arrivo di boss mafiosi nelle carceri sarde. Il documento, primo firmatario Roberto Deriu del Partito democratico, è stato approvato con 33 voti favorevoli, ma senza il sostegno di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Hanno invece condiviso il testo alcune componenti dell’opposizione, tra cui Riformatori e Sardegna al Centro 20Venti.
Il voto arriva in un clima di tensione politica, alla vigilia dell’arrivo in Sardegna del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte e a pochi giorni dalla manifestazione convocata dalla presidente della Regione Alessandra Todde per sabato in piazza Palazzo a Cagliari. Lo scontro si è concentrato in particolare sull’iniziativa della governatrice, accusata da Fratelli d’Italia di utilizzare il tema in chiave strumentale.
Il vicecapogruppo di FdI Fausto Piga ha parlato di propaganda e di un uso politico delle preoccupazioni dei cittadini. «Le paure sono legittime e vanno ascoltate, ma non possono diventare terreno di scontro», ha dichiarato, sottolineando come il partito non intenda alimentare allarmismi. Secondo l’esponente del centrodestra, la questione avrebbe potuto essere affrontata con un percorso condiviso, evitando contrapposizioni pubbliche.
Al centro del dibattito vi è la prospettiva di un incremento significativo dei detenuti sottoposti al regime di 41 bis nelle strutture carcerarie dell’Isola. L’ordine del giorno approvato chiede la modifica dell’articolo 41 bis della legge 354 del 1975, nella parte in cui individua le aree insulari come collocazione preferenziale per i detenuti sottoposti a regime speciale. Inoltre, il documento sollecita il Parlamento a definire criteri omogenei per la distribuzione territoriale dei detenuti, così da evitare concentrazioni ritenute eccessive.
La novità procedurale è che, in base all’articolo 51 dello Statuto speciale della Sardegna, l’atto verrà trasmesso direttamente alle Camere. Si tratta di un passaggio che conferisce al documento una valenza istituzionale più ampia, portando la questione all’attenzione del Parlamento nazionale.
La presidente Todde ha ribadito le proprie preoccupazioni, richiamando i numeri attuali e quelli previsti dal piano governativo. In Italia i detenuti al 41 bis sono circa 720, di cui 90 già presenti nelle carceri sarde, mentre, secondo quanto riferito, potrebbero arrivare fino a 240. Una prospettiva che, per l’esecutivo regionale, risulterebbe non sostenibile, anche in relazione alle risorse sanitarie e finanziarie a disposizione della Regione.
Il nodo riguarda infatti non solo la sicurezza, ma anche l’organizzazione dei servizi, compresa l’assistenza sanitaria ai detenuti sottoposti a regime speciale. Su questo punto la governatrice ha evidenziato criticità legate alla capacità del sistema regionale di garantire cure adeguate in presenza di un numero così elevato di detenuti.
Il confronto resta aperto e segna una frattura politica su un tema di forte impatto simbolico e istituzionale, con la maggioranza e parte dell’opposizione favorevoli a un’iniziativa formale contro l’incremento dei detenuti al 41 bis in Sardegna, mentre altri gruppi contestano metodo e impostazione.
Il dibattito proseguirà nelle prossime settimane, anche alla luce delle iniziative politiche annunciate e dell’esame che potrà essere avviato a livello parlamentare.