Si intitola “Chie chircat accattat” ed è molto più di un semplice cortometraggio. La prima puntata della stagione 2026, della durata di dieci minuti, approda su RaiPlay come un piccolo scrigno di memoria e identità. Diretto dal regista sardo Enrico Pau, il film nasce dalla produzione dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico, in collaborazione con l’Università di Cagliari, e affonda le radici nella cultura orale della Sardegna centrale.
Il titolo, che richiama un proverbio popolare, diventa chiave d’accesso a un racconto che intreccia passato e presente, lingua e infanzia, tradizione e sguardo contemporaneo.
Il cuore del cortometraggio pulsa attorno ai detti e alle maledizioni in lingua sarda raccolti nel 1895 da Grazia Deledda, futura premio Nobel per la Letteratura. Quelle formule brevi, talvolta aspre, talvolta ironiche, custodiscono una visione del mondo fatta di saggezza contadina, fatalismo e poesia popolare.
Nel lavoro di Enrico Pau, queste espressioni non restano archiviate sulla carta: vengono affidate all’interpretazione di un gruppo di bambini. Ed è proprio questo contrasto a generare la forza narrativa dell’opera. Le voci giovani, limpide e curiose, restituiscono freschezza a parole nate oltre un secolo fa, creando un ponte emotivo tra generazioni.
In appena dieci minuti, “Chie chircat accattat” costruisce un racconto essenziale ma denso. L’ambientazione nella Sardegna centrale non è solo sfondo geografico, ma spazio simbolico in cui la lingua diventa territorio e memoria condivisa.
La collaborazione tra l’Istituto Superiore Regionale Etnografico e l’Università di Cagliari conferisce al progetto un valore culturale preciso: non semplice operazione artistica, ma atto di conservazione e rilancio della tradizione orale. Il risultato è un’opera breve ma significativa, capace di riportare al centro il patrimonio linguistico e identitario dell’isola.