Lo screening condotto in via sperimentale in Campania, Lombardia, Marche e Sardegna ha consentito di diagnosticare la celiachia addirittura all’1,7% dei bambini (circa 900mila) che si sono sottoposti al prelievo per diagnosticare precocemente anche il diabete di tipo 1. “Se questo dato verrà confermato anche a livello nazionale, dovremo dedurre che i soggetti che soffrono di celiachia sono fino a quattro volte superiori di quelli che hanno ricevuto la diagnosi. Un’ulteriore conferma di quanto sia difficile arrivare alla diagnosi di intolleranza al glutine” commenta Michele Mendola, portavoce dell’AINC ETS (Associazione Italiana Negozi Celiachia). Ricordando che “a oggi in Italia i soggetti che hanno ricevuto la diagnosi di celiachia sono lo 0,44% della popolazione, mentre l’Istituto Superiore di Sanità stima che soffrano di questa patologia l’1% dei cittadini”.
“Lo screening insomma – prosegue il portavoce di AINC ETS, – non può sostituire la ricerca attiva che si basa sui sintomi e che effettuano i medici di base e gli specialisti. Ciò non toglie però che rappresenti un importante passo avanti. Perché l’iniziativa produca benefici reali, tuttavia, è fondamentale che riscuota un’ampia partecipazione”. Da qui la richiesta di iniziative analoghe per tutte le fasce di età.
Mendola propone quindi di lanciare delle “campagne di comunicazione coinvolgendo i negozi specializzati e le farmacie che vendono alimenti per celiaci. Sono i primi soggetti che si interfacciano con gli intolleranti e che possono pertanto sensibilizzarli a effettuare i dovuti accertamenti”.