In Sardegna ci sono ormai 39mila aziende guidate da donne imprenditrici (di cui 6mila artigiane), ma nell’Isola ancora sono una su cinque rispetto al totale (una su sei tra quelle artigiane).
Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, dal titolo “8 MARZO – Donne lavoro, impresa e istruzione: tra progressi e divari aperti”, su fonte ISTAT di fine 2025, le imprese femminili sarde sono 38.850, il 23,4% del totale di tutte le imprese sarde registrate, di cui 6.151 realtà artigiane gestite da donne, in rappresentanza del 18,2% del comparto artigiano; in questo settore le giovani imprenditrici under 35 sono l’11,7% mentre le imprenditrici straniere sono il 5,9%.
I settori più rappresentati sono servizi alla persona, alimentare, ristorazione e servizi per edifici e cura del paesaggio.
I dati dicono anche come la Sardegna registri il massimo storico del tasso di occupazione femminile (53,8%), %), pur con un divario di 15,6
punti rispetto agli uomini.
Nei territori
A livello provinciale è Cagliari a guidare la classifica con il 58,4%. Nei primi nove mesi del 2025 la crescita del lavoro indipendente è trainata dalle donne (+3,9%), che contribuiscono per il 60% all’aumento complessivo degli indipendenti.
L’analisi racconta anche come sul fronte dell’istruzione le donne superino gli uomini per quota di diplomate e laureate nonostante il
persistere delle criticità legate ai NEET e alla conciliazione tra lavoro e vita privata. Inoltre, anche negli ambiti in cui le donne mostrano risultati migliori, il confronto con la media nazionale evidenzia come permangano ampi margini di miglioramento.
Parlano le imprenditrici
“Le imprenditrici sono oggi le vere protagoniste di una trasformazione che abbatte i divari di genere e gli stereotipi, offrendo alle nuove
generazioni modelli concreti di realizzazione professionale – commenta Elisa Sedda, imprenditrice della riparazione degli elettrodomestici di
Oristano e Presidente Provinciale di Confartigianato – però i dati della Sardegna raccontano come solo poco più di una impresa su cinque
sia guidata da donne” “Per invertire questa tendenza non chiediamo le quote rosa, che non rappresentano la formula magica per risolvere il
problema della parità di genere, e neanche interventi una tantum o effimere corsie preferenziali – aggiunge Sedda – servono, invece,
politiche strutturali, sistemiche e coordinate per sostenere la propensione imprenditoriale e favorire l’occupazione garantendo a
tutti un contesto normativo e culturale che consenta alle imprese femminili a valore artigiano di esprimere al meglio i propri valori e
potenzialità, di creare occupazione, generare innovazione, contribuire alla crescita economica e sociale. Qualità, professionalità e saper
fare sono i capisaldi delle aziende al femminile nell’Isola, un autentico valore aggiunto nel tessuto imprenditoriale locale in una fase delicata come quella che stiamo vivendo”.
“Per fare impresa servono investimenti, ma ancora oggi alle donne, più che un business plan, vengono chieste garanzie personali o fideiussioni, spesso di figure maschili – aggiunge Norella Orrù, imprenditrice dell’autoriparazione di Carbonia e presidente di Confartigianato Sulcis Iglesiente – questo è un chiaro segnale culturale, prima ancora che economico. Persistono diffidenze e luoghi comuni nei confronti della donna che lavora”. “Sono necessari atti concreti che favoriscano l’accesso al credito, i servizi di conciliazione tra lavoro e vita familiare, perché la cura di figli e anziani ricade ancora in larga parte sulle donne – rimarca Orrù – inoltre non possiamo accettare che le donne occupino solo una quota minoritaria dei ruoli apicali; al contrario, studi dimostrano che una reale parità potrebbe far crescere il Pil in modo significativo. Per questo occorrono programmi strutturali che sostengano competenze e leadership femminili”.
“Da imprenditrice artigiana, ma prima ancora da donna, penso che il vero passo avanti sia superare la contrapposizione tra uomo e donna.
Per me empowerment femminile significa poter svolgere il mio ruolo con normalità, essere un’imprenditrice con le stesse prerogative degli
altri, senza dover necessariamente sottolineare la differenza di genere – sottolinea Marina Manconi, imprenditrice della panificazione
di Tempio Pausania e p residente di Confartigianato Gallura – sempre più spesso viviamo relazioni fondate sulla normalità del rapporto tra
persone, non sul confronto tra generi. Questa consapevolezza dovrebbe diventare patrimonio di tutti”. “Siamo ancora indietro nella
costruzione di sistemi e strumenti che permettano davvero alle donne di scegliere come organizzare il proprio tempo tra lavoro, famiglia e
vita personale. Servono politiche e meccanismi che coinvolgano scuola, famiglia e mondo del lavoro e che consentano anche alle imprese di
avere strumenti di compensazione adeguati – prosegue Manconi – le donne devono poter vivere con piena dignità il proprio ruolo di
cittadine, lavoratrici o imprenditrici, con una declinazione che tenga conto anche della possibilità di essere madri e di voler dedicare
tempo alla cura di alcuni aspetti della vita. Non come un dovere imposto, ma come una scelta libera”” “È un cambiamento che nasce nella
famiglia, si rafforza nella scuola e deve trovare spazio anche nei luoghi di lavoro – conclude la presidente – tutte hanno avuto la
possibilità di crescere con il bagaglio di esperienze e di opportunità che la mia famiglia mi ha garantito, permettendomi di svolgere un
ruolo primario nell’impresa senza pregiudizi. Lo stesso vale per il percorso associativo che mi ha portato oggi a essere presidente
territoriale”.
Le donne in Sardegna trainano la crescita dell’occupazione indipendente
L’analisi dei dati dei primi 9 mesi del 2025 (media numero occupati primi tre trimestri I-III 2025) mostra in Sardegna una dinamica di
crescita dell’occupazione indipendente trainata dall’aumento della componente femminile che sale del 3,9% (vs +1,0% degli uomini), pari a
3mila unità in più, che contribuiscono per il 60% dell’incremento complessivo dell’occupazione indipendente (+3mila unità).
Donne e uomini a confronto
Secondo gli ultimi dati Istat–BES riferiti al 2024, il confronto tra donne e uomini evidenzia risultati migliori per la componente femminile nell’ambito dell’istruzione. Le donne superano gli uomini per quota di diplomate (61,5% contro 52,1%), laureate (28,8% contro
22,6%) e passaggio all’università (57,2% contro 46,0%), oltre a registrare un tasso più basso di abbandono scolastico (10,4% contro
18,2%) e sulle competenze digitale (44,1% contro 42,6%). Permangono però criticità sul fronte dei NEET.
Sul piano del lavoro e della conciliazione dei tempi di vita, gli indicatori restano prevalentemente a sfavore delle donne, con maggiore
mancata partecipazione al mercato del lavoro, più part time involontario e maggiore percezione di insicurezza occupazionale. Fa
eccezione il lavoro da casa, più diffuso tra le donne. Non emergono invece differenze significative nella mobilità dei laureati,
evidenziando la bassa capacità attrattiva del territorio di figure ad alta qualificazione
Va inoltre segnalato che anche negli ambiti in cui le donne registrano performance migliori rispetto agli uomini, il confronto con la media
nazionale evidenzia come nella nostra regione permangano ancora ampi margini di miglioramento. La quota di diplomate risulta infatti
inferiore di 7,9 punti percentuali rispetto al dato medio italiano, mentre quella delle laureate è più bassa di 9,7 punti percentuali.
Anche la quota di giovani donne che abbandonano gli studi è più alta di 3,3 punti.
Nel complesso, il quadro evidenzia come, pur in presenza di alcuni indicatori favorevoli nel confronto con gli uomini, il territorio
presenti ancora un ritardo rispetto agli standard medi del Paese.