Da oggi, nel vocabolario legislativo del Consiglio Regionale della Sardegna, entra ufficialmente la parola “felicità”, un concetto che diventa il fulcro della nuova legge sul Reddito di Studio (Rest). Questa misura, approvata all’unanimità dall’Aula, è nata su impulso di Sinistra Futura con l’obiettivo di rendere l’istruzione non solo un diritto, ma anche lo strumento per garantire uguaglianza e benessere sociale.
Il Rest, in sostanza, è un sussidio economico mensile, destinato a adulti residenti o domiciliati in Sardegna che si trovano in condizioni economiche svantaggiate. La legge prevede l’erogazione di questo supporto a coloro che non beneficiano di altre borse di studio, con criteri stringenti in termini di età e reddito ISEE: 18 anni per la licenza media, 25 anni per il diploma superiore, 30 anni per l’università o i percorsi di formazione tecnica superiore (ITS), con un reddito ISEE non superiore a 6.500 euro.
Il Rest non è un’erogazione indiscriminata, ma si basa su un “patto formativo personalizzato” stipulato tra il beneficiario e l’istituzione scolastica. Gli studenti devono impegnarsi attivamente nel percorso educativo, con il rischio che il sussidio venga revocato in caso di abbandono ingiustificato o mancato profitto. La legge prevede però la possibilità di sospendere il beneficio, fino a un massimo di due volte, per motivi di forza maggiore non imputabili allo studente.
Gli importi stimati per il Reddito di Studio sono di 475 euro al mese per chi consegue la licenza media, 625 euro per le scuole superiori e 775 euro per l’università. Si stima che circa 387 beneficiari possano accedere a questo sussidio, che riceverà un stanziamento annuale di 3 milioni di euro a partire dal 2026. Questi fondi non comportano nuovi oneri, ma saranno attinti dalle risorse già previste per il Reddito di Inclusione Sociale (Reis), con il quale il Rest è pienamente cumulabile.
Il testo del Rest è stato rifinito dalla seconda commissione del Consiglio Regionale, non senza qualche discussione. La relatrice di minoranza, Maria Francesca Masala (FdI), ha sollevato perplessità sull’uso di termini come “bellezza sociale” e “diritto alla felicità”, definendoli difficilmente applicabili dal punto di vista pratico. Tuttavia, l’articolo 1 della legge, pur modificato, ha mantenuto il riferimento alla felicità come diritto fondamentale: “La Regione riconosce il sapere, la cultura e l’istruzione, ad ogni età della vita, quali strumenti primari per assicurare l’effettiva uguaglianza dei cittadini, nonché la realizzazione del loro diritto alla felicità e al benessere”.
Il Rest si configura così come un passo fondamentale per promuovere l’inclusione sociale attraverso l’istruzione, con l’ambizione di offrire pari opportunità a tutti i cittadini, indipendentemente dalle condizioni economiche di partenza.