Il nuovo aumento dei carburanti sta tornando a mettere sotto pressione l’autotrasporto e, più in generale, l’economia italiana. Il prezzo del diesel ha superato in molte aree i 2 euro al litro, un livello che rende sempre più difficile sostenere i costi operativi delle imprese di trasporto. A lanciare l’allarme è Confartigianato Trasporti Sardegna, secondo cui con questi prezzi molti autotrasportatori rischiano di lavorare in perdita e, nei casi più estremi, di fermare i mezzi.
Il carburante rappresenta infatti una delle principali voci di spesa del settore. In condizioni normali incide tra il 25% e il 35% dei costi operativi di una flotta, ma con i rincari recenti l’impatto è cresciuto in modo significativo. Secondo le elaborazioni dell’Ufficio studi di Confartigianato Sardegna, un camion percorre mediamente circa 100 mila chilometri all’anno e consuma circa un litro ogni tre chilometri: anche un aumento minimo del prezzo alla pompa può quindi trasformarsi in migliaia di euro di spese aggiuntive.
Negli ultimi anni il gasolio ha registrato una crescita costante: dai circa 1,35 euro al litro del 2021 si è passati a 1,65 euro nel 2022, fino ad arrivare oggi oltre la soglia dei 2 euro. Di conseguenza, l’incidenza dei costi operativi sul lavoro dei mezzi pesanti è passata da circa il 50% a oltre l’85%, comprimendo i margini delle imprese.
Alla base di questi aumenti ci sono anche le tensioni geopolitiche internazionali. Il conflitto e le tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran stanno creando instabilità nei mercati energetici globali, con effetti immediati sui prezzi dei carburanti. I dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, rilevati attraverso l’Osservatorio Prezzi Carburanti, mostrano che all’inizio di marzo la benzina self service era in media a 1,749 euro al litro e il diesel a 1,875 euro. Nel giro di pochi giorni la situazione è cambiata rapidamente, con il gasolio che ha superato i 2 euro e la benzina che oscilla tra 1,78 e 1,82 euro al litro.
L’aumento dei carburanti rischia di produrre effetti a catena sull’intera filiera economica. Il diesel è il principale carburante utilizzato nel trasporto su gomma, che rappresenta la base della distribuzione delle merci in Italia. Di conseguenza, l’incremento dei costi di trasporto tende a trasferirsi sui prezzi dei beni, in particolare su quelli alimentari.
Le stime economiche indicano che entro la fine di marzo i prezzi dei prodotti alimentari potrebbero aumentare tra lo 0,5% e l’1,5%, con rincari più evidenti per ortofrutta fresca, latte e derivati, carne e prodotti da forno. Questo potrebbe tradursi per le famiglie italiane in una spesa mensile più alta tra 25 e 45 euro, con una perdita di potere d’acquisto stimata tra 300 e 540 euro su base annua.
Le tensioni internazionali stanno inoltre influenzando le prospettive dell’inflazione. Le previsioni indicano che nel mese di marzo l’inflazione potrebbe salire tra l’1,3% e l’1,5%, mentre su base annuale potrebbe attestarsi tra il 2% e il 2,5% nei prossimi mesi.
In Sardegna la questione assume un peso ancora maggiore. Il trasporto su gomma movimenta circa l’80% delle merci sull’isola, grazie al lavoro di oltre 1.500 imprese artigiane con più di 4 mila addetti. Eventuali difficoltà del settore potrebbero quindi avere ripercussioni dirette sull’approvvigionamento e sulla distribuzione dei prodotti.
Gli analisti internazionali non escludono una fase prolungata di instabilità nel Medio Oriente. Se le tensioni dovessero continuare, i prezzi dell’energia potrebbero restare elevati nei prossimi mesi, con effetti diretti sui costi di trasporto, sui prezzi dei beni di consumo e sul bilancio delle famiglie italiane. In questo scenario, la spesa complessiva annua delle famiglie potrebbe aumentare tra 400 e 700 euro, principalmente a causa dei rincari energetici e logistici.