In Sardegna, la carenza di medici di medicina generale è un problema che, secondo la recente analisi della Fondazione Gimbe, ha raggiunto livelli preoccupanti, con una significativa riduzione dei professionisti sul territorio. Tuttavia, la Regione Sardegna ha risposto con una serie di interventi strutturali che mirano a invertire la tendenza e affrontare le difficoltà accumulate negli anni precedenti.
In una nota ufficiale, la Regione ha precisato che i dati pubblicati da Gimbe non devono essere letti come un quadro statico. “La rilevazione sulla carenza dei medici di medicina generale descrive un problema reale, ma va letta correttamente nella sua dimensione temporale”, afferma la Regione, sottolineando che la situazione è stata influenzata da cause strutturali a livello nazionale, come il pensionamento dei medici, l’insufficiente ricambio generazionale e la perdita di attrattività della professione, problematiche che si sono consolidate prima dell’avvio dell’amministrazione della presidente Alessandra Todde.
La Regione Sardegna ha comunque agito concretamente, implementando accordi e misure mirate che sono rimaste ferme per oltre un decennio. Tra le azioni adottate, la Regione ha introdotto incentivi economici per i medici, semplificazione burocratica, e una programmazione territoriale che sta già dando i suoi frutti. I primi segnali di inversione di tendenza sono infatti già visibili, come confermano i dati degli uffici regionali.
Alla fine del 2024, i medici di medicina generale mancanti in Sardegna erano circa 543, mentre oggi il numero è sceso a 496, segnando un calo positivo rispetto agli ultimi anni. Il numero di sedi carenti nell’isola, quindi, sta diminuendo, indicando una riqualificazione del sistema sanitario.
Dal punto di vista amministrativo, nel 2025 la Sardegna ha approvato tempestivamente le graduatorie regionali per la medicina generale, con 519 partecipanti, e le graduatorie per incarichi temporanei e sostituzioni hanno visto 1.873 partecipanti, segno di una crescente attrattività della professione. A livello strategico, è stato rinnovato l’Accordo integrativo regionale per la medicina generale, che da oltre 15 anni non veniva aggiornato. Questo accordo ha previsto misure importanti per incentivare l’ingresso dei medici nelle aree più difficili, come indennità fino a 2.000 euro mensili per chi lavora in zone disagiate.
Parallelamente, è stato avviato un percorso di riorganizzazione della medicina territoriale, con l’implementazione delle Aggregazioni Funzionali Territoriali. Queste strutture sono finalizzate a superare l’isolamento professionale e a promuovere modelli di lavoro integrati, favorendo la collaborazione tra medici e migliorando la qualità del servizio per i cittadini. Inoltre, sono stati potenziati i servizi di sanità di prossimità, con lo sviluppo delle Case della Comunità, degli Ospedali di Comunità e delle Centrali Operative Territoriali.
Nonostante i passi avanti, la Regione è consapevole che la soluzione definitiva per una crisi accumulata negli anni richiederà tempo. Tuttavia, l’amministrazione ha garantito che il sistema sanitario sta diventando più reattivo, orientato e capace di attrarre nuovi professionisti, obiettivi che saranno consolidati nel medio periodo.