La situazione della medicina generale in Italia, e in particolare in Sardegna, è sempre più critica. Secondo i dati della Fondazione Gimbe, attualmente in Italia mancano 5.716 medici di famiglia, una carenza che coinvolge 18 regioni, con Lombardia, Veneto e Campania in difficoltà maggiori. In Sardegna, la situazione è particolarmente preoccupante, con un forte calo nel numero dei medici disponibili e un numero sempre maggiore di pazienti per ogni medico.
Entro il 2028, infatti, sono previsti 231 pensionamenti tra i medici di medicina generale dell’isola, un dato che prefigura un ulteriore aggravamento della carenza di professionisti, già critica oggi. Inoltre, tra il 2019 e il 2024, la Sardegna ha registrato una diminuzione del 40,3% nel numero di medici di base, un dato ben più alto rispetto alla media nazionale che si attesta al 14,1%.
Non solo la riduzione del numero dei medici preoccupa, ma anche il numero di pazienti per medico. Attualmente, ogni medico in Sardegna ha in carico 1.384 assistiti, con una media nazionale di 1.383. Sebbene il limite ottimale fissato dalla Fondazione Gimbe sia di 1.200 pazienti per ogni medico, in Sardegna il numero di assistiti per medico è già sopra questa soglia, con le marcate differenze regionali a livello nazionale.
La carenza di medici in Sardegna, tuttavia, non si limita al numero complessivo di professionisti, ma riguarda anche l’accessibilità alle cure primarie. “Con livelli di saturazione così elevati, viene limitato il principio della libera scelta”, ha sottolineato il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, che ha aggiunto che, nonostante alcuni territori non evidenziano carenze a livello regionale, potrebbero esserci delle aree specifiche con difficoltà nell’accesso alle cure.
Il 2025 ha visto un calo significativo nel numero di partecipanti al concorso nazionale per la formazione in medicina generale, con 3 candidati in meno rispetto ai posti disponibili, il che non fa che accentuare una crisi già preannunciata. La situazione in Sardegna, purtroppo, non mostra segni di miglioramento a breve termine, alimentando preoccupazioni su come il sistema sanitario riuscirà a far fronte a una crescente domanda di assistenza.