Un ritorno atteso e senza compromessi, quello degli Afterhours sul palco dell’Arena in Fiera di Cagliari. Dopo un’assenza lunga sette anni, il gruppo capitanato da Manuel Agnelli ha scelto la Sardegna come tappa del tour celebrativo per i vent’anni di Ballate per piccole iene, l’album che segnò una svolta radicale nella storia della band e del rock italiano.
Una formazione storica per una serata d’impatto: al fianco di Agnelli sono tornati i musicisti del 2005 – Andrea Viti, Dario Ciffo e Giorgio Prette – restituendo a ogni brano la tensione emotiva dell’album originale. La scaletta ha scavato a fondo nella discografia del gruppo, proponendo i momenti più emblematici di Ballate per piccole iene insieme a pezzi storici tratti da album iconici come Hai paura del buio? e Padania.
L’apertura è stata affidata a La sottile linea bianca, seguita da una successione serrata di tracce: Ballata per la mia piccola iena, È la fine la più importante, Strategie. Ogni brano è stato eseguito con un’intensità chirurgica, con Agnelli che ha scelto di parlare poco ma comunicare molto attraverso la musica. L’atmosfera si è fatta incandescente con Dea, momento in cui il pubblico ha risposto con pogo e cori, dando corpo a quell’energia viscerale che ha sempre contraddistinto i live della band.
Un momento di sospensione e poesia è arrivato con La canzone di Marinella, l’omaggio a Fabrizio De André, che gli Afterhours hanno inserito stabilmente nella scaletta di questo tour. L’interpretazione vocale di Agnelli, sostenuta da un arrangiamento minimale, ha restituito tutta la fragilità e la potenza del brano, lasciando l’Arena in silenzioso ascolto.
Il concerto ha poi proseguito con un alternarsi di brani intensi e corrosivi: Il sangue di Giuda, Padania, Male di miele. Nel finale, il pubblico ha potuto cantare due degli inni più riconoscibili del gruppo: Non è per sempre e Voglio una pelle splendida, due brani separati da anni di carriera ma uniti da uno stesso sguardo lucido e disilluso sul mondo.
Organizzato dalla cooperativa Vox Day, il live ha raccolto un pubblico numeroso e partecipe. Nessun effetto amarcord, nessun tuffo nel passato fine a sé stesso: gli Afterhours sono tornati con la stessa urgenza di sempre, dimostrando che il loro rock non ha perso né mordente né significato. Due ore di musica che hanno riaffermato la rilevanza della band nel panorama italiano, proprio nel momento in cui molti cercano nuovi punti di riferimento tra le rovine del rock contemporaneo.