Un duro colpo per la logistica e l’economia sarda. Dal 1° gennaio 2026, le compagnie di navigazione che operano i collegamenti con la Sardegna hanno introdotto aumenti fino a 9,50 euro a metro lineare per l’imbarco dei semirimorchi, una misura che rischia di mettere in ginocchio il settore dell’autotrasporto isolano.
I rincari – che in alcuni casi arrivano a superare il 50% rispetto al 2025 – riguardano in particolare due voci di costo: l’ETS, ovvero la tassa sulle emissioni di CO₂ imposta dall’Unione Europea alle navi per ridurre l’impatto ambientale del trasporto marittimo, e il supplemento carburante, legato all’oscillazione del prezzo dei combustibili.
Per le aziende sarde di trasporto, già gravate dai costi di insularità e da infrastrutture logistiche non sempre adeguate, si tratta di una stangata che rischia di compromettere la tenuta del sistema, in particolare per quei comparti che dipendono dalla continuità delle spedizioni verso il continente.
L’allarme è già stato lanciato da operatori ed esperti del settore, che mettono in guardia su possibili ricadute dirette sui prezzi al consumo. «Con aumenti così pesanti sui costi di trasporto – spiegano – è inevitabile che a pagare siano anche i consumatori finali, attraverso un rincaro generalizzato dei beni distribuiti nei supermercati».
Uno degli effetti immediati si registra già nel comparto agroalimentare. In particolare, è in crisi l’export del carciofo sardo, una delle eccellenze stagionali dell’Isola. I costi aggiuntivi legati al trasporto stanno rendendo meno competitivi i produttori locali sui mercati nazionali e internazionali, compromettendo le vendite proprio nel pieno della stagione.
Le associazioni di categoria chiedono interventi urgenti, tra cui incentivi pubblici, sgravi sulle tratte marittime o un fondo compensativo per l’ETS, al fine di sostenere la filiera logistica sarda. Ma al momento manca una risposta concreta da parte delle istituzioni, mentre la preoccupazione cresce tra imprese, autotrasportatori e agricoltori.
La Sardegna, già penalizzata dalla sua posizione geografica, rischia ora di vedere acuirsi il divario logistico con il resto d’Italia, con effetti a catena su occupazione, export e potere d’acquisto delle famiglie. Se non verranno adottate contromisure tempestive, il 2026 potrebbe segnare una svolta negativa per l’economia dell’Isola.