“Il governo non può pretendere di orientare le sentenze secondo i suoi disegni“. È netto Luigi Patronaggio, oggi procuratore generale di Cagliari, intervistato da Il Manifesto sul caso del risarcimento riconosciuto alla Sea Watch.
Per l’ex pm antimafia di Palermo, la decisione del giudice di Palermo non rappresenta un pronunciamento sulle politiche migratorie, ma “una normale sentenza di condanna della pubblica amministrazione per un sequestro illegittimo“. Il punto, spiega, è tecnico: il provvedimento si sarebbe protratto senza un formale atto amministrativo. “L’unica particolarità è che il ricorrente non si chiama Mario Rossi“, osserva, sottolineando come non sia affatto inusuale che lo Stato venga condannato al risarcimento per un illecito.
Patronaggio conosce da vicino le tensioni legate ai soccorsi nel Mediterraneo. Da procuratore ad Agrigento, negli anni dei “porti chiusi”, ordinò l’arresto di Carola Rackete dopo l’ingresso a Lampedusa nel 2019, e dispose il sequestro della nave Open Arms, sbloccando lo stallo e consentendo lo sbarco di naufraghi ed equipaggio. Avviò inoltre le inchieste contro l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini per i casi Open Arms e Diciotti.
Sulla recente sentenza, precisa che non tutte le richieste della ong sono state accolte: respinte, ad esempio, le domande di risarcimento per danni morali e per la mancata prosecuzione delle attività di salvataggio.
Il magistrato richiama poi il principio cardine dell’ordinamento: la magistratura decide sulla base della Costituzione e delle norme vigenti, non in funzione degli equilibri politici. “La posta in gioco”, afferma, “è la sopravvivenza di un pubblico ministero autonomo e indipendente”.
Nel mirino anche la riforma Nordio, che secondo Patronaggio rischierebbe di ridurre l’autonomia della magistratura e indebolire il ruolo del Csm. Quanto alla separazione delle carriere, osserva che in un sistema accusatorio puro non rappresenta un’anomalia, ma il problema, a suo giudizio, è più ampio e riguarda l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Sul tema delle politiche migratorie e di eventuali nuove misure restrittive verso le ong, il procuratore ricorda un limite invalicabile: nessun legislatore può sottrarsi al rispetto della Costituzione e delle convenzioni internazionali. In un contesto segnato da tensioni politiche e campagne referendarie accese, il richiamo è a un confronto sobrio e al rispetto delle istituzioni, perché la giustizia, ribadisce, non è terreno di indirizzo politico ma di applicazione delle regole.