Sanità in Sardegna, manifestazione regionale a Cagliari

Un segnale forte della società civile, che intende difendere quello che viene considerato un diritto fondamentale: il diritto alla salute.

La sanità pubblica in Sardegna torna al centro del dibattito con una manifestazione regionale a Cagliari promossa dai comitati civici e dalle realtà che da tempo denunciano le criticità del sistema sanitario nell’isola. L’iniziativa punta a richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle difficoltà che quotidianamente affrontano cittadini e famiglie nell’accesso alle cure: appuntamento alla base della scalinata della Basilica di Bonaria, alle ore 9:30, sabato 7 marzo.

La mobilitazione nasce dalla crescente preoccupazione per lo stato del servizio sanitario regionale, tra carenza di personale, liste d’attesa sempre più lunghe e difficoltà nella medicina territoriale. Secondo quanto denunciato dai promotori, il sistema sanitario sta attraversando una fase particolarmente delicata che richiede interventi concreti e tempestivi.

Tra le realtà che hanno annunciato la partecipazione alla manifestazione anche il movimento dei “Passeggini Vuoti”, nato per richiamare l’attenzione sui diritti dei più piccoli e delle famiglie. Il simbolo scelto è quello dei passeggini senza bambini, un’immagine forte che vuole rappresentare l’assenza di servizi sanitari adeguati per l’infanzia e la difficoltà di molte famiglie nel trovare un pediatra di libera scelta.

Secondo i promotori della protesta, la partecipazione dei cittadini sarà fondamentale per ribadire un principio chiaro: la sanità pubblica deve essere un diritto garantito e accessibile a tutti, non un privilegio per pochi. L’obiettivo della mobilitazione è quello di sollecitare un cambio di passo nelle politiche sanitarie regionali.

Tra i dati più preoccupanti evidenziati dai comitati c’è quello relativo alla mancanza di medici di famiglia e pediatri, una situazione che coinvolgerebbe centinaia di migliaia di cittadini. In Sardegna, infatti, oltre 450 mila persone sarebbero senza medico di base, mentre molti bambini non avrebbero accesso al pediatra di riferimento.

A questo si aggiungono le difficoltà degli ospedali, spesso alle prese con carenze di personale tra medici, infermieri e operatori socio-sanitari, oltre ai tempi di attesa molto lunghi per visite ed esami.

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